Indecisi a tutto

Stress, fatica, ansia, anche mal di testa. Come funzionano corpo e mente quando dobbiamo prendere una decisione. Più difficile è, più il cervello è “sotto pressione”.

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Di fronte a una decisione professionale, economica o amorosa come funziona il nostro cervello? È razionale, riflessivo o emotivo? Perché reagisce in quel modo? Decidere significa scegliere, lo sanno bene i neurobiologi che hanno studiato come i processi decisionali e quelli emotivi interagiscono per generare un comportamento ottimale. Hanno dimostrato che è il corpo a decidere per noi: i segnali salgono dal sistema limbico in direzione della corteccia prefrontale dove sono collocate le nostre capacità di riflessione e di decisione. Le loro ricerche riguardano l’attività cerebrale di una persona al momento preciso in cui, dopo aver preso una decisione, conosce contemporaneamente il risultato della sua scelta e quello dell’opzione respinta.

In questa situazione, prima di provare qualsiasi emozione, si confronta quello che si è ottenuto con quello che avremmo potuto guadagnare. L’esito può essere favorevole e provocare gioia o sfavorevole e produrre rimpianto per non aver fatto l’altra scelta.

tutto cervello Sappiamo da poco che la corteccia orbito frontale è la zona del cervello che valuta le conseguenze delle nostre scelte: procede a un calcolo e a un ragionamento (che cosa avrei ottenuto se avessi scelto l’altra possibilità?) e poi spuntano le emozioni dopo aver ricevuto il risultato della scelta. Si può provare rimpianto, quando siamo in grado di paragonare quello che abbiamo ottenuto con quello che avremmo potuto guadagnare, oppure delusione, il sentimento provato quando siamo insoddisfatti del risultato, ma senza sapere che cosa sarebbe successo se avessimo fatto altrimenti. Ma solo il rimpianto provoca un’attività cerebrale significativa. Di fronte a un dilemma si capisce che qualsiasi tipo di scelta può mettere in difficoltà alcune persone: davanti a un bivio nasce stress, ansia da cui scaturiscono dubbi e sofferenze, mentre non decidere produce paralisi e immobilismo. Un’indecisione cronica può avere gravi effetti collaterali (cefalee, ansia, tachicardia) e trasformarsi in un vero agente patogeno. Solitamente le persone indecise hanno molte paure che condizionano le loro valutazioni. Di conseguenza, di fronte a situazioni ansiogene, il loro organismo manda segnali che ricordano la sensazione provata durante le esperienze negative e nel corpo si ricrea la stessa tensione che ha determinato la paura. Inoltre le incertezze della vita possono derivare dal bisogno di sentirsi al sicuro, un atteggiamento mentale questo che può rallentare o addirittura bloccare la decisione e mandare il cervello in tilt.

decido io Ma l’indecisione non è solo un difetto. Gli esperti di neuroscienze dicono che può diventare un momento di creatività intellettuale, purché sia momentanea e presto superata. In caso contrario potremmo diventare schiavi delle nostre titubanze ed entrare in una sorta di letargia mentale. Attenzione: autoalimentarsi d’incertezze significa, infatti, convincere il proprio cervello di essere incapace di scegliere; qualunque bivio esistenziale, anche banale, si trasforma in un dramma, in un percorso tortuoso che nasce da un uso sbagliato del pensiero, secondo l’équipe di esperti della rivista “Riza Psicosomatica”. Come imparare allora a non essere gli “eterni indecisi”? Prima di tutto bisogna superare i limiti e i condizionamenti che abbiamo, e isolarsi non pensando a ciò che ci circonda perché la decisione riguarda solo noi. Ce lo insegna il vecchio adagio cinese: “La decisione è dentro di te, sei tu che ancora non la vedi”, e allora meglio ascoltare i segnali del corpo e non spaventarci davanti al malessere, viverlo fino in fondo aiuta a sciogliere le tensioni muscolari, a rilassarsi, quindi a scegliere con maggiore serenità. Comunque non dimentichiamoci che una scelta, nella maggior parte dei casi, non è mai definitiva: niente e nessuno ci impedisce di cambiare idea.

NON C’È ALTRA SCELTA
Consigli per scegliere il più serenamente possibile.

Decidere spaventa. È quello che rivela un’indagine eseguita da “Riza Psicosomatica”: su 865 italiani, fra i diciotto e i settant’anni, il 75 per cento è indeciso e soprattutto gli uomini sembrano avere più difficoltà a scegliere: 67 per cento contro il 33 del gentil sesso. Si è “indecisi a tutto”, nei rapporti sentimentali, in quelli con la famiglia d’origine, sul lavoro, negli investimenti, ma anche nelle piccole cose della vita quotidiana. Allora ecco alcuni consigli per decidere più in fretta e in tutta tranquillità: non sforzarsi, faremo solo fatica e aumenteremo la tensione muscolare; scegliere sulla base di ciò che si farebbe qualora non si avessero paure; ascoltare il proprio corpo e non spaventarci di fronte al malessere. Vivere fino in fondo la sensazione di disagio aiuta a scegliere con serenità.

 


 

GLOSSARIO

Decisione Si tratta della scelta di intraprendere un’azione tra più alternative considerate (opzioni), da parte di un individuo o di un gruppo (decisore). Nel processo che porta alla decisione si possono distinguere due momenti: - la deliberazione nella quale il decisore prende in considerazione le varie opzioni e valuta le motivazioni pro e contro di ciascuna di esse; - la scelta ossia la selezione di un’opzione, tra quelle prese in considerazione, in base all’esito della valutazione effettuata. Perché si possa parlare propriamente di decisione è necessario che il decisore abbia di fronte a sé una pluralità di opzioni: la scelta obbligata, in assenza di alternative, non è una decisione.

Neuroscienze È il campo interdisciplinare dedicato allo studio biologico del cervello. Coinvolge molti livelli, da quello molecolare a quello cellulare (neuronale) fino ai grandi sistemi come la corteccia cerebrale e il cervelletto fino al sistema nervoso nella sua totalità.

Sistema limbico È un gruppo di strutture del cervello che hanno un ruolo molto importante nel comportamento, in particolare nelle emozioni (aggressività, paura, piacere) e nella memoria.