Intrigo internazionale
L’Authority europea sulla sicurezza alimentare e le sue “relazioni pericolose” con aziende e multinazionali alimentari e di biotecnologie agrarie.
Non è la prima volta che sospetti di scarsa trasparenza e poca indipendenza pesano sull’Efsa, l’Authority europea sulla sicurezza alimentare istituita a Parma nel 2002. Suzy Renckens, una ricercatrice belga del pool di esperti sugli ogm interno all’Authority, nel 2007 passò a dirigere il settore regolamentazione della Syngenta, una multinazionale svizzera tra i principali produttori mondiali di piante ogm. L’anno dopo la Renckens rappresentava la Syngenta in una riunione istituzionale europea e qualcuno si chiese quanti e quali riflessi ebbe quel passaggio della ricercatrice sull’iter di approvazione degli ogm. La vicenda venne portata alla luce da un’organizzazione tedesca, la Testbiotech che effettua un costante monitoraggio sull’Authority.
relazioni pericolose Fin dalla sua istituzione l’Efsa è stata oggetto di interrogazioni parlamentari. Un anno fa, l’allora deputata verde Hiltrud Breyer puntò l’indice contro Wolfgang Dekant, autore di un articolo nel quale dichiarava “che l’esposizione al bisfenolo A non comporta alcun rischio per la salute”. Il bisfenolo A è una sostanza chimica utilizzata, tra l’altro, nelle lattine e nei biberon ed è presente nella lista UE delle sostanze che alterano il sistema endocrino. La Breyer ha sostenuto che per quell’articolo Dekant è stato pagato dal Polycarbonat GC. Circostanza ammessa dall’interessato. E proprio nel 2008, su quello stesso bisfenolo A e sui rischi per la salute dei bambini, l’Efsa – del cui gruppo di esperti scientifici sugli additivi alimentari Dekant faceva parte – aveva dato il proprio parere. Domande inquietanti hanno investito anche la vicenda dell’aspartame, un dolcificante artificiale presente in molte diete oltre che in numerosi prodotti dolciari e sciroppi per bambini. “Non c’è niente che faccia pensare ai possibili effetti genotossici o cancerogeni” dell’aspartame, è stata la tesi dell’Efsa senza tener conto di studi che andavano in direzione opposta come quello della Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali “Ramazzini” di Bologna.
Clamoroso il caso del mais Mon863. Era il 2005. Il britannico “The Independent” dava notizia di uno studio riservato della Monsanto, leader mondiale nelle biotecnologie agrarie, sul mais geneticamente modificato, dal quale emergeva che alcune cavie alle quali era stato somministrato il prodotto risultavano affette da menomazioni genetiche. Due Università italiane confermarono quelle conclusioni. Ma l’Efsa aveva già autorizzato la commercializzazione del prodotto ritenendolo “sicuro come quello tradizionale” sulla base, secondo l’interrogazione dell’allora parlamentare di Rifondazione Comunista Tommaso Sodano, di una documentazione ufficiale della stessa Monsanto. I membri dell’Authority devono rendere una dichiarazione annuale nella quale indicare consulenze, investimenti o altro che limiterebbe la loro autonomia. Proprio guardando queste dichiarazioni si notano alcune “relazioni pericolose”. Roland Vaxelaire, membro del consiglio d’amministrazione, figura anche nel board della francese PhiTrust, società di gestione patrimoniale, ed è consulente nella sicurezza alimentare per la Silliker Inc., società che vanta “anni di esperienza in sicurezza e qualità alimentare, valido partner per le aziende”.
Bart Sangster, vicepresidente dell’Authority, dichiara di avere proprietà o altri investimenti in Unilever, una delle maggiori aziende di prodotti alimentari per la casa e per la cura della persona. Si potrebbe continuare. Ma a che scopo? Chiamata a pronunciarsi sul caso Dekant, l’Efsa ha dichiarato che “non ha ravvisato alcun conflitto di interessi”.












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