Italiani gente per bene
Nei nuovi scandali che coinvolgono uomini di potere e mettono in luce loschi intrecci tra politica e malaffare, c’è qualcosa che dovrebbe preoccupare più ancora degli scandali in sé: è la reazione della gente per bene. Brutte vicende di questo genere ce ne sono state in vari momenti della nostra storia nazionale, e anche di molto gravi: non sono dunque gli scandali, l’affarismo, la corruzione, la novità di questi nostri tempi.
Si è tuttavia notato che ciò che differenzia questa stagione da altre pure caratterizzate da un diffuso appannamento dell’etica politica – si pensi a Tangentopoli – è una certa aria di rassegnazione che sembra pervadere la parte più sana della pubblica opinione, quella che sopra ho chiamato la gente per bene. E ciò rischia di riportarci ai tempi più bui della nostra storia, per non dire di quelli in cui di scandali e corruzione neanche si poteva parlare, come sotto il fascismo. Non che non ci sia oggi indignazione per quello che accade tra politica e affari: ma sembra prevalere la tendenza a risolverla, questa sacrosanta indignazione, in un rifiuto in blocco della politica, in una sfiducia generalizzata per tutto ciò che riguarda, o dovrebbe riguardare, la gestione degli interessi comuni della nostra collettività.
Questo è il pericolo più grave: che le persone per bene rinuncino a distinguere e si rifugino in un disgusto impotente, rivolto alla politica in quanto tale, lasciando così di fatto via libera a chi della politica approfitta per il proprio tornaconto. È una questione molto seria. Ancora non molto tempo fa appariva naturale che uomini di governo indagati di reato lasciassero i loro incarichi per difendersi nelle sedi proprie: lo fece Di Pietro quando era ministro (e ritornò alla politica soltanto dopo che fu liberato in tribunale da ogni sospetto), lo fece anche un ministro di destra quale Storace.
E ancora in questi mesi il presidente di una grande regione si è dimesso per vicende che imponevano sì un tale gesto ma che niente avevano a che vedere con corruzione e simili, e il sindaco di Bologna ha fatto la stessa cosa, doverosamente, ma per accuse che sembrano perfino bazzecole di fronte a ciò che bolle oggi in pentola. Saper distinguere, allora, è necessario, ed è anche il solo modo per non lasciare la politica in mano ai disonesti.












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