L’isola dei famosi
Agrigento, Segesta, Piazza Armerina, Selinunte, e ancora Noto, Siracusa, Taormina, Cefalù, Erice, e poi Messina, Catania, Palermo. Nomi arcinoti dell’isola più grande d’Italia dove i reperti archeologici testimoniano gli antichi splendori, dove il sole scotta e il cibo è sublime. In Sicilia tutta l’essenza italiana.
Si dice che le isole facciano sempre storia a sé rispetto ai paesi di cui fanno parte. La Corsica non rappresenta i francesi, i greci non si riconoscono nei cretesi e anche le Canarie sono una Spagna spuria. La Sicilia, al contrario, per certi versi pare la quintessenza dell’Italia. Il cibo è eccelso, il sole scotta, le regole si trasgrediscono con indifferenza, il lavoro si cerca tramite gli amici. E ormai il simbolo della Fiat del Terzo Millennio è Termini Imerese, non più Torino. Certo, il senso di appartenenza dei siciliani è forte, ma “non si tratta di una diversità rivendicativa”, come ad esempio quella dei baschi, spiega Roberto Alajmo, scrittore palermitano che spesso parla della sua terra: “Il sicilianismo non è un orgoglio, ma un rimorso. Perché si tratta di una diversità contagiosa” che ha conquistato tutta l’Italia.
Nel bene e nel male, secondo Alajmo, un viaggio in Sicilia è un’indagine sull’identità nazionale. D’altronde, secoli prima, alla stessa conclusione era arrivato anche Goethe.
viaggio nel tempio L’isola più grande d’Italia deve gran parte del suo potere turistico ai reperti archeologici che ne testimoniano gli antichi splendori. E che permette agli abitanti contemporanei di vivere di questa rendita. L’esempio più lampante è Agrigento, la cui zona archeologica è patrimonio Unesco dell’umanità. La Valle dei Templi è il parco archeologico più grande del mondo con i suoi 1.300 ettari di Magna Grecia incastonati tra grattacieli e abusi edilizi. Il vero motivo di visita, dunque, è un viaggio nel tempo: l’area comprende dieci templi, tre santuari, diverse necropoli, fortificazioni e resti di un quartiere ellenistico romano. Il tempio meglio conservato è quello di Concordia, e il perché lo spiega il commissario Montalbano che, tra un’indagine e l’altra, in “La pista di sabbia” si trova a visitare il sito archeologico: “Ci fu un imperatore, Teodosio, che ordinò che tutti i tempi pagani dovevano essiri distrutti, fatta cizzione di quei templi chi vinivano cangiati in chiese cristiane. Siccome quello della concordia addivintò ‘na chiesa cristiana, restò addritta. Un bell’esempio di tolleranza. Priciso ‘ntifico a come capita oggi”.
bello greco Il viaggio nel passato greco-romano prosegue a Segesta (suggestiva città storica non più abitata con un tempio dorico e un teatro scavato nella roccia della collina), passa per Piazza Armerina (famosa nel mondo per i mosaici romani della Villa del Casale, anch’essa patrimonio Unesco), tocca Selinunte (sede di un parco archeologico di 40 ettari risalente al VII-VI sec a. C) e Noto (o quanto è rimasto della sua zona “antica”, distrutta dal terremoto nel 1693) e termina a Siracusa, definita da Cicerone la più grande e bella di tutte le città greche, dove i reperti archeologici sono disseminati in tutto il territorio e culminano nella necropoli rupestre di Pantalica. Le testimonianze delle civiltà antiche, il mare e il clima hanno attirato nei secoli una moltitudine di visitatori stranieri, i cui nomi più illustri sono legati alla città di Taormina. Qui ristoratori e albergatori spremono le tasche dei turisti sbandierando il passaggio di D. H. Lawrence ed Ernest Hemingway, Liz Taylor e Peter O’Toole. È il loro modo per mantenere alto il livello turistico di un luogo tanto amato da artisti e regnanti del passato. città animate Punta, invece, alla massa Cefalù, anche se il Club Méditerranée, che negli anni Cinquanta snaturò la cittadina trasformandola in una colonia francese, è ormai chiuso. Si nasconde all’occhio superficiale dei turisti Erice, paese arroccato sull’estremità occidentale dell’isola, spesso avvolto da nuvole e nebbia, la cui vita sociale si svolge nei patii interni alle case. Delle tre città maggiori della Sicilia, Messina è la meno interessante, in parte per colpa delle disgrazie che in passato l’hanno presa di mira (due terremoti, un maremoto, i bombardamenti e un’emigrazione da emorragia).
Catania è la più cosmopolita e offre una vita notturna animata da locali e jam session, sia nel centro che sul lungomare. Forse cerca così di stemperare la seriosità che emana dal vicino Etna, parte integrante del panorama locale. Palermo è una città che ha immortalato il suo divenire: i cantieri disseminati nel centro storico e le iniziative dell’avanguardia artistica tra la Vucciria e Ballarò, da anni fanno pensare a una trasformazione imminente del quartiere che fu dei diseredati. Ed è proprio quest’atmosfera di provvisorietà – di fatto non provvisoria – la principale attrattiva della città.












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