L’ospite atteso
Immaginate decine di migliaia di persone sparse per il mondo che fanno un patto: ognuna di loro mette a disposizione gratis nella propria abitazione un letto (o un divano o un pezzo di giardino dove piantare una tenda) per ospitare gli altri per uno o più giorni, se e quando questi ne avranno bisogno. Ovviamente in cambio otterrà che le altre decine di migliaia di persone faranno lo stesso nei suoi confronti e lui potrà così viaggiare per tutto il globo senza spendere un euro in alberghi o altre sistemazioni, in più conoscendo gente del luogo e facendo nuove amicizie. Immaginato? Bene, avete appena capito come funziona una rete di scambio di ospitalità o Hospitality Exchange Network.
Questo genere di reti nasce ben prima di internet. La prima risale addirittura al 1948, si chiama Servas, ed è tuttora esistente: si sostengono dei colloqui conoscitivi faccia a faccia con personale dell’organizzazione e poi si entra nelle liste di aderenti alla rete. Servas ha un’impostazione etica ben precisa: il suo scopo sociale, per così dire, è favorire lo scambio interculturale e la promozione di una cultura della pace. Ovviamente è, però, con internet che questo peculiare genere di reti conosce un autentico boom e la sua apoteosi. La prima rete di scambio di ospitalità via web fu Travelhoo, poi trasformatasi nel 2000 nel tuttora esistente e frequentatissimo www.hospitalityclub.org. Ma senza dubbio il sito/rete di scambio più conosciuto, apprezzato e frequentato in assoluto è il celebre www.couchsurfing.com , fondato nel 2003 da Casey Fenton, un programmatore all’epoca venticinquenne.
In breve, come funziona? Primo, bisogna essere maggiorenni. Poi si va sul sito e ci si iscrive, fornendo tutte le informazioni su chi siete, dove abitate, cosa offrite. Va da sé che la serietà è tutto, vista la delicatezza della cosa (ospitare estranei, essere ospitati da estranei), per cui questi siti chiedono con accuratezza di sapere le vostre generalità reali, al fine di evitare abusi. E poi il gioco è fatto. A questo punto, attraverso gli strumenti offerti dal sito, siete pronti a sfogliare le mete, a guardare le schede degli altri iscritti, a chiedere ospitalità in giro per il mondo o a darla a chi ve la chiede, a scambiare opinioni, a stringere amicizie, a socializzare.
Attenzione: gratuitamente, ma soprattutto in totale libertà. Non avete obblighi, siete sempre liberi di accettare o rifiutare una richiesta. Certo, è un modo di viaggiare che richiede un po’ di senso dell’avventura e un po’ di spirito di adattamento ma, se ci pensate, i vantaggi sono davvero tanti, e vanno ben al di là dell’aspetto meramente economico.
SPAZIO PUBBLICITARIO
Molto spesso la pubblicità sui siti internet è talmente invasiva da rendere i medesimi quasi illeggibili. Annunci, banner, animazioni, pop-up (le odiose finestre pubblicitarie che si aprono da sole), skin (le pubblicità-mostro, enormi e coloratissime che letteralmente contengono tutto il sito, ultimamente molto in voga sui quotidiani on line nostrani) ci bombardano in continuazione, rendendo difficoltosa la navigazione e affaticandoci la vista. Intendiamoci, la pubblicità da un certo punto di vista è cosa buona e giusta, perché ci permette di usufruire gratuitamente di un sacco di contenuti e servizi senza doverli pagare. Però il troppo a volte stroppia. Per difendersi, la cosa migliore è dotare il proprio browser di una cosiddetta estensione (un pezzettino di programma aggiuntivo) che svolga funzioni di blocco e rimozione della pubblicità. Quale? Dipende dal browser che usate. Se, come spero, usate il libero e open source Firefox, l’estensione che fa per voi è senza dubbio il mitico ed efficacissimo AdBlock Plus. Se, invece, usate un altro browser (Explorer, Chrome, Safari ecc.), scrivete su un motore di ricerca “adblock + *nome del vostro browser*” e troverete certo ciò che fa per voi.












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