La ginestra
Io amo la ginestra, la umile pianta dai bellissimi fiori gialli che si candida di nuovo come fonte di fibre e materie rinnovabili. La ginestra, dal nome botanico Spartium junceum, ha molte virtù ecologiche: è una leguminosa e come tale cresce fissando direttamente l’azoto atmosferico, senza bisogno di apporto di concimi azotati sintetici; con le sue radici ha un effetto stabilizzante sulle scarpate e sui fianchi delle valli e fornisce un contributo diretto e gratuito alla difesa del suolo contro l’erosione che continua a distruggere ricchezze, provocando frane e alluvioni.
La ginestra è una interessante fonte di fibre tessili già note e utilizzate da fenici, greci e romani per ricavarne cordami, ceste e stoppini per lucerne. L’utilizzazione degli steli delle ginestre a fini tessili è, però, rimasta limitata per molti secoli a livello artigianale e familiare, anche se fibre di ginestra sono state presentate nella Fiera Campionaria di Napoli del 1821, nelle Esposizioni di Firenze e di Napoli del 1850, 1857, 1864 e in quella di Parigi del 1878. L’interesse per le fibre di ginestra è aumentato nel periodo dell’autarchia fascista in quanto potevano sostituire, per la produzione di tele, corde e sacchi, le fibre di iuta che dovevano essere importate.
Negli Anni Trenta del Novecento furono approfondite le conoscenze sulla coltivazione della ginestra e furono perfezionati i sistemi di produzione delle fibre. Nel 1940 funzionavano una sessantina di ginestrifici, soprattutto in Toscana, con una produzione di 700mila tonnellate di fibre all’anno. Dopo la Liberazione sono tornate disponibili le fibre di iuta d’importazione e subito dopo c’è stato l’avvento delle fibre sintetiche che hanno oscurato l’interesse per le fibre di ginestra la cui produzione è sopravvissuta su piccola scala in poche comunità della Basilicata e della Calabria; musei della lavorazione della ginestra si possono visitare a Longobucco (Cosenza) e a San Paolo Albanese (Potenza), a testimonianza del lavoro di molte generazioni. La nuova attenzione “ecologica” per le fibre naturali rinnovabili ha spinto molti studiosi, anche in Italia, a riscoprire quanto era noto sulla produzione delle fibre di ginestra e sui suoi usi; un’ulteriore spinta si è avuta con il lancio, nello scorso 2009, dell’Anno mondiale delle fibre naturali da parte della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione.
Le fibre di ginestra si ottengono dai rami nuovi o al più di uno o due anni, detti verbene che devono essere sottoposte a un processo di macerazione per decomporre le sostanze pectiche che tengono “incollate” fra loro le fibre; queste, dopo la macerazione, vengono staccate per trattamento meccanico. Si ottengono circa 5 chili di fibre da 100 chili di verbene, la cui resa arriva a 10 tonnellate per ettaro; come sottoprodotto si ottiene un materiale adatto per la produzione della carta.












invia un commento: