La giusta dose

Una buona dose di movimento fisico e minori dosi alimentari per tutti i diabetici.

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Il 14 novembre si è svolta la giornata dedicata, a livello mondiale, al diabete; non importa se diabete di tipo 1, insulino-dipendente (nel passato detto “diabete giovanile”) oppure diabete di tipo 2, non insulino-dipendente, associato spesso al sovrappeso (da qui il neologismo “diabesità”) e alla senilità ma oggi diagnosticato già alle soglie della maturità o in età ancora giovanile. Non è possibile riassumere in poche righe un argomento così vasto e tormentato come la dieta del diabete, però si possono sintetizzarne alcuni concetti base.
Il diabete tipo 1 non insorge per errori alimentari e con l’impiego obbligatorio dell’insulina richiede solo delle nozioni su quantità e interscambio fra gli alimenti ricchi di carboidrati e sul loro indice glicemico (cioè porzioni analoghe per contenuto di carboidrati hanno un diverso rimbalzo sulla glicemia a seconda di altre caratteristiche dei cibi; è noto che i legumi hanno un indice glicemico migliore delle patate, così la pasta rispetto al riso o il pane integrale nei confronti di quello bianco). In sintesi, diciamo che un ragazzo diabetico potrebbe mangiare come un coetaneo sano che conosce e applica le 10 linee guida raccomandate a tutti gli italiani, però con maggiore attenzione all’orario dei pasti a causa dei tempi di azione dell’insulina.
Tra i professionisti dello sport esistono molti diabetici insulino-dipendenti (uno per tutti: il canottiere australiano Redgrave è salito sul podio in 4 olimpiadi); è certo che l’attività fisica giornaliera e l’educazione alimentare riducono i sacrifici gastronomici e il pericolo delle complicanze diabetiche un tempo inevitabili.
Più complesso, paradossalmente, è il problema alimentare dei diabetici di tipo 2. Per prima cosa avrebbero dovuto evitare la sedentarietà, in modo da non cadere nella trappola “comportamentale” dell’obesità. Ma se questo ravvedimento accade in ritardo – purtroppo la diagnosi di diabete tipo 2 è sempre tardiva – bisogna avere il coraggio di cambiare stile di vita in modo da recuperare se non il peso ideale almeno un’accettabile composizione corporea nel rapporto fra massa magra e massa grassa. Per questi traguardi non basta la riduzione dei carboidrati (talvolta erroneamente eccessiva!), occorre, invece, riequilibrare il metabolismo con una buona “dose” di movimento fisico e una normale alimentazione equilibrata, variata, ma soprattutto frugale nelle porzioni.