La rabbia e la forza

Un viaggio. Anzi no, un percorso di condivisione di valori e gesti per la diffusione dei principi di legalità in una terra martoriata dalla presenza della mafia.

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Forti delle convinzioni e accomunati dallo stesso spirito siamo riusciti a formare una delegazione di ventuno persone di quattro regioni tra dipendenti, soci e consiglieri di amministrazione di Unicoop Tirreno che durante l’anno hanno organizzato iniziative a sostegno di Libera Terra.

 

Finalmente è arrivato il giorno della partenza: venerdì 18 luglio, alle ore 19, l’aereo è decollato dall’aeroporto di Pisa per Palermo. La sera stessa c’è stato il primo incontro con la cucina siciliana, in una trattoria collegata al circuito No Pizzo. È qui che si comincia a respirare un’aria pesante, non per il clima, ma per l’apprensione verso quello che ogni giorno può accadere in molte città dell’isola. sabato 19 luglio 2008 Il sabato mattina facciamo conoscenza con le ragazze dell’Arci Turismo di Palermo.

 

Rosy e Stefania ci fanno visitare un quartiere un tempo tra i più ricchi di Palermo, l’Albergheria, oggi in forte degrado, con case diroccate e totale carenza di servizi. Solo la presenza del centro sociale San Francesco Saverio e del servizio accoglienza per stranieri riescono a rendere sopportabile per molte persone la permanenza e per molti ragazzi la speranza di un futuro migliore. La visita termina con un passeggiata al mercato storico di Ballarò dove la pittoresca presenza di frutta, verdura, carne e pesce – venduti in condizioni igieniche molto precarie – ci fa riflettere e scattare tante foto. Prima di recarci in Via D’Amelio (scopo della visita a Palermo) abbiamo visitato l’Antica Focacceria, un ristorante il cui proprietario, per avere denunciato i suoi taglieggiatori, vive sotto scorta con l’assidua presenza di Carabinieri e Polizia all’ingresso del locale. Ogni commento è superfluo. Ed eccoci arrivati in Via D’Amelio. In un’atmosfera surreale seguiamo lo spettacolo e l’intervento di Rita Borsellino, sorella del giudice assassinato con la propria scorta il 19 luglio 1992. Ci siamo presentati dicendole che abbiamo accolto il suo invito a venire qui in ricordo del giudice Paolo. Lei ci ha detto commossa: «Incredibile, avete mantenuto la promessa!».

 

Non era semplice. Lo era sicuramente di più per coloro che non si sono presentati rendendoci ancora più orgogliosi di avere fatto tanta strada. Lo spettacolo alla presenza del vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Lumia, del magistrato Grasso, i tanti uomini di scorta, l’intervento della Borsellino sono stati di un’intensità tale da togliere il respiro. Sicuramente il clima e la passione della partecipazione sono stati ben diversi dalla cerimonia ufficiale della mattina dove, chi ha deposto le corone di fiori, probabilmente è poco interessato alla scoperta della verità. La sera l’appuntamento è stato alla suggestiva Casa Professa di Palermo con il magistrato Ilda Bocassini, la vedova di Libero Grassi e Anna Puglisi, responsabile del centro documentazione sulla mafia dedicato a Peppino Impastato.

 

Qui il contatto con le problematiche mafiose è diventato sempre più materiale, un contatto quasi fisico che fa male e che lascia trapelare quanto sia difficile la lotta per l’affermazione della legalità. La speranza tornerà il giorno seguente, dopo l’esperienza della visita a Corleone. domenica 20 luglio 2008 Il pulmino ci ha portato nel cuore della Sicilia dove abbiamo trovato Calogero Parisi, presidente della cooperativa agricola e sociale Lavoro E Non Solo (di cui Unicoop Tirreno è socia) e Maurizio Pascucci dell’Arci Toscana. Ci hanno portato a vedere i campi coltivati a grano, i vigneti, i famosi terreni confiscati alla mafia e concessi alla cooperativa per essere lavorati e messi a reddito dal lavoro duro di questi cooperatori e dal volontariato di tanti ragazzi e ragazze che partecipano ogni estate ai campi di lavoro organizzati dall’Arci. Andiamo a conoscere questi giovanissimi eroi che donano quindici giorni di vacanza alla causa. Loro stessi ci hanno preparato il pranzo, consumato tutti insieme nell’ostello, ovvero la casa confiscata al boss Totò Riina.

 

Solo il nome ci ha sconvolto, ma le emozioni non sono finite perché abbiamo scoperto che a Corleone c’è anche la casa appartenuta a Bernardo Provenzano e ad altri importanti capi mafia. Le loro case sono confiscate e utilizzate a fini di riscatto sociale. I parenti dei boss però vivono ancora lì vicino e ci guardano dalle finestre socchiuse. A casa Provenzano abbiamo conosciuto il direttore della filiale palermitana di Banca Etica. Ci ha spiegato che c’è un fermento – oggi non ancora ben visibile – ed è quello che ci convince che la nostra presenza a Corleone a sostegno dell’attività della cooperativa di Calogero e dell’Arci Toscana è stata più che utile. Prima di sera abbiamo fatto visita al covo dove l’11 aprile 2006 è stato catturato Provenzano. È stato come entrare nella storia e allora ci siamo posti mille domande alle quali lo stesso Calogero ha fatto fatica a rispondere. Eravamo molte donne nella delegazione e non siamo passate inosservate in città, ma siamo andate fiere della scelta fatta, anzi ci vedranno di nuovo, ma non più in visita di piacere. Ci vedranno tornare a lavoro nei campi e nelle vigne perché è intenzione di molte di noi proseguire il percorso della legalità anche con i fatti. lunedì 21 luglio 2008

 

Il viaggio è finito. Rientriamo a Pisa con la certezza di aver costruito rapporti solidali con i cooperatori che abbiamo incontrato, ma anche tra di noi, donne e uomini di Coop, fieri di avere dedicato il nostro tempo a una causa giusta che ha bisogno di tanto supporto.