La retromarcia

Risparmi e nuovi diritti per i consumatori, burocrazia più snella, concorrenza trasparente sui prezzi. Ma adesso i provvedimenti del Governo minacciano le liberalizzazioni per banche, farmacie, assicurazioni, telefonia mobile ecc. E a perderci, come sempre, sono i cittadini.

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Per un semplice passaggio di proprietà dell’automobile bisognava andare dal notaio. E pagare. Chiudere un conto corrente costava più che tenerlo. E per ogni ricarica telefonica, non si sa bene perché, bisognava regalare alle compagnie una tassa fissa. Sono passati neanche tre anni da quando l’allora Governo Prodi e il suo Ministro allo Sviluppo economico Bersani, con una manovra in due tempi introdussero importanti liberalizzazioni e notevoli facilitazioni nella normativa a tutela dei consumatori e degli utenti. Norme che, abolendo odiosi balzelli e incomprensibili privilegi, aprirono finalmente i mercati alla libera concorrenza in settori vitali per le tasche dei consumatori: dalle banche alle assicurazioni, dalle farmacie ai taxi, dalla telefonia mobile a decine di altri settori della vita economica che fanno risparmiare alle famiglie italiane centinaia di euro ogni anno.

Pochi, però, sembrano ricordarsene. E molti, invece, stanno minacciando alcune di queste liberalizzazioni nel tentativo di riportare l’Italia sotto il tallone di ferro degli interessi corporativi e lobbistici che amano enormemente mordere il portafoglio dei cittadini. «A dire il vero, qualche passetto indietro lo abbiamo già fatto – dice Enrico Cinotti, giornalista del settimanale Il Salvagente –. Il secondo pacchetto Bersani, quello del gennaio 2007, prevedeva per il ramo danni polizze vita la possibilità di recedere di anno in anno dal contratto, ma due senatori del Pdl, con un emendamento approvato in Parlamento lo scorso luglio, hanno riportato questo limite a cinque anni, per la gioia delle assicurazioni». Un’altra mazzata contro le liberalizzazioni è arrivata a settembre quando, con un emendamento ad un decreto che si occupava di tutt’altro, è stata rinviata la liberalizzazione dei servizi pubblici locali prevista anche questa da un disegno di legge del precedente Governo che prevedeva che le reti rimanessero pubbliche, ma la gestione poteva essere liberalizzata, ad eccezione dell’acqua.

via libera Quello di inserire qua e là nei vari iter legislativi emendamenti estemporanei che fanno grandi danni ai consumatori è uno stile molto in voga. Ne sa qualcosa la Coop che si è battuta insieme ad altri in favore della liberalizzazione dei farmaci da banco e ora assiste allibita al tentativo di restituire tutto o in parte il monopolio alle farmacie. Sulla libera vendita dei farmaci da banco e sulla testa delle tremila parafarmacie nate in questi anni che hanno dato lavoro a più di cinquemila giovani laureati, pende infatti la mannaia di nove articoli a firma Gasparri-Tomassini, capogruppo Pdl al Senato il primo e presidente della commissione Sanità in Senato il secondo, che di fatto vorrebbero ridurre i farmaci da banco vendibili negli appositi corner della Grande Distribuzione e nelle parafarmacie. Un altro emendamento della maggioranza prevede la chiusura entro dieci anni delle parafarmacie, un altro ancora vorrebbe vietare addirittura il non utilizzo della croce verde da parte delle parafarmacie che è il simbolo di chi è iscritto all’ordine dei farmacisti.

Ma perché questo attacco ad una liberalizzazione che ha creato occupazione, danneggiato quasi per niente le farmacie tradizionali e soprattutto giovato alle finanze dei consumatori? «È una cosa incomprensibile dal momento che la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco è un bene a vantaggio dei consumatori, esattamente come è già successo e succede in altri paesi europei e negli Stati Uniti, perché ha consentito un reale abbassamento dei prezzi – spiega Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop –. La vera soluzione strutturale per generare economie significative è la strada che noi abbiamo intrapreso di far produrre farmaci a marchio, unica esperienza in Italia. In un anno soltanto con l’acido acetilsalicilico-acido ascorbico Coop il risparmio è stato pari a 845mila euro rispetto all’acquisto in farmacia dell’analogo prodotto di marca. Stimiamo con il paracetamolo, da qui a un anno, di far risparmiare ai soci e consumatori altri 350mila euro. Ovvio che tutto ciò sarebbe stato impensabile se la liberalizzazione non ci fosse stata, fermo restando che tutte le nostre iniziative sono state possibili perché abbiamo ricercato una maggiore efficienza, nel totale rispetto delle regole di mercato».

lotta di class Un altro freno alle riforme incombe sulla Class Action che viene svuotata e rimandata ogni sei mesi. Class Action significa Azione Collettiva e fa sì che un solo giudice, con un solo processo, possa condannare un’impresa a risarcire tutti coloro ai quali ha provocato un danno. In Italia, invece, ogni singolo danneggiato deve fare la sua causa, sfidando i grandi studi legali delle grandi aziende. La Class Action era stata inserita nella Finanziaria 2008. Ebbene, tra i primi atti del governo Berlusconi c’è stato quello di posticipare l’entrata in vigore della Class Action dal primo luglio 2008 al primo gennaio 2009 poi ancora al luglio 2009. Infine, il 25 giugno scorso, nel Disegno di legge sullo sviluppo, quello per intenderci che ha ridato il via libera al nucleare, ha introdotto non solo un’ulteriore proroga al 1 gennaio 2010, ma una modifica peggiorativa della Class Action. È stata tolta la retroattività, quindi chi ha subito danni dai crack Parmalat e Cirio rimane tagliato fuori, così come le centinaia di viaggiatori vittime ogni giorno delle inefficienze dei vari servizi a cominciare dalle compagnie telefoniche che spesso attivano “distrattamente” costosi servizi non richiesti dagli utenti, ma anche chi non ha potuto esercitare gratuitamente la surroga del mutuo sia pure in presenza di condanne dell’Antitrust.

«Sono soprattutto le società di telecomunicazione e di trasporto della Confindustria che hanno spinto per peggiorare e ritardare l’entrata in vigore della legge – aggiunge Cinotti – fino al punto di prevedere addirittura il danno punitivo al contrario, e cioè, in pratica, se l’azione collettiva viene dichiarata non ammissibile, chi l’ha proposta deve pagare le spese di pubblicazione di questa notizia». Ovvio. Il povero consumatore prima di fare causa alla potente multinazionale dovrà pensarci bene. «Ecco come, con un emendamento che mette in grave crisi la Class Action si “svuota” una legge nata per tutelare i consumatori – afferma Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori –. Siamo totalmente insoddisfatti di come è stata modificata questa legge, non ci piace per niente e soprattutto non siamo d’accordo che il giudice possa dire che l’accettazione della causa è dipendente dalla pubblicizzazione che riesci a farne». L’ultima bufala in ordine di tempo l’ha inserita il ministro Brunetta annunciando la Class Action anche nei confronti delle disfunzioni della Pubblica amministrazione. Peccato che non sia contemplata la possibilità del risarcimento del danno: una beffa in piena regola.

allo scoperto Dopo molte battaglie giudiziarie che hanno riconosciuto l’illegittimità della commissione massimo scoperto applicata dalle banche sul saldo negativo, il Governo prima e il Parlamento poi hanno finalmente messo fine a tale ingiusta fonte di lucro accogliendo di fatto le disposizioni previste nel terzo pacchetto Bersani, quello che non è stato mai approvato per la fine prematura della legislatura. La nuova normativa stabilisce che la commissione può essere applicata solo al cliente con un fido il cui scoperto duri più di un mese e non possa mai superare lo 0,50 per cento per ogni trimestre, pena la nullità del contratto.

Prontamente le banche hanno reintrodotto questa commissione semplicemente cambiandole nome. Ministro e Banca d’Italia si sono affidati prima ad innocue raccomandazioni per ottenere il rispetto della legge e poi a disposizioni più stringenti per evitare l’ennesima furbata come quella sui mutui quando le banche hanno fatto di tutto per ritardare le disposizioni sulla rinegoziazione. In questo caso però Tremonti è intervenuto efficacemente con una penale per le banche che ritardano l’operazione più di trenta giorni.

Le lobbies insomma resistono e insistono. «Il tentativo di rimettere tutto in discussione è evidente – commenta Antonio Lirosi che è stato consigliere per le liberalizzazioni del ministro Bersani – ma la partita non è persa perché su alcune conquiste dei consumatori sarà difficile tornare indietro». Certo, se questa partita la giocano anche i consumatori facendo sentire la loro voce, non c’è lobby che tenga. «Il nostro è il paese delle disuguaglianze sociali e la crisi in atto tende a esasperarle ancora di più – sostiene Soldi –. Ma un’economia che non cerca di riequilibrare le differenze è debole, oltre che ingiusta.

Riequilibrare significa orientare in modo corretto le strategie politiche e di investimento, introducendo così anche elementi di sviluppo economico». Può contribuire a questo riprendere e rafforzare le liberalizzazioni? Soldi non ha dubbi: «Bisogna mettere al centro il cittadino, non gli interessi di pochi. Solo facendo così, aumentando la concorrenza, migliorando i servizi, si può incidere concretamente non solo sugli indicatori economici, ma anche sulla qualità della vita di ognuno di noi


LIBERALIZZAZIONI A RISCHIO

480mila famiglie nel 2008 hanno risparmiato 100 milioni di euro grazie alla cancellazione dell’ipoteca sulla casa dopo l’estinzione del mutuo. Più di 2 milioni di clienti hanno cambiato banca senza pagare le spese di chiusura del conto. Oltre 3mila parafarmacie aperte. Due miliardi di euro l’anno risparmiati grazie all’eliminazione della ricarica delle schede prepagate per i cellulari. Ma sulle liberalizzazioni incombono gravi rischi. Vediamo quali.

Assicurazioni Gli effetti del meccanismo dell’indennizzo diretto non hanno ancora determinato la diminuzione delle tariffe. Le compagnie hanno cercato di boicottare la portabilità della classe di merito e negli ultimi mesi alcuni parlamentari del Pdl hanno tentato di reintrodurre il divieto per gli agenti di vendere polizze di più compagnie. Infine è stata approvata una disposizione di legge che porta da uno a cinque anni la possibilità di recedere dai contratti per le polizze vita.

Banche Le banche hanno provato a vanificare o rallentare l’applicazione dell’eliminazione delle penali in caso di estinzione anticipata dei mutui casa e la possibilità di trasferire un mutuo ad un’altra banca senza costi aggiuntivi e senza la perdita dei benefici fiscali. Sono stati necessari interventi legislativi e istruttorie dell’Antitrust per costringere le banche a rispettare la legge.

Farmaci da banco Due disegni di legge prevedono la riduzione del numero dei farmaci da banco vendibili nelle parafarmacie e l’eliminazione dell’obbligo della presenza del farmacista.

Trasporto aereo Dopo l’introduzione dell’obbligo per le compagnie aeree di indicare il prezzo effettivo del volo, permane scarsa trasparenza su onerosi costi aggiuntivi (bagagli, carta di credito ecc.) che vengono richiesti in modo non chiaro.

Altre professioni La liberalizzazione delle auto- scuole non è mai entrata in vigore per la mancata emanazione da parte del governo attuale di un decreto attuativo che di fatto ha bloccato tutti gli esami per nuovi istruttori.

Class Action L’accettazione della causa dipenderà dalla sua costosa pubblicizzazione, tolta la retroattività, introdotto il danno punitivo al contrario (se una causa viene dichiarata non ammissibile, chi l’ha proposta deve pagare). L’entrata in vigore è stata rimandata tre volte. Al momento è fissata al primo gennaio 2010.

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