Lezione di etica
Un lettore mi scrive una lettera molto preoccupata sulla crisi etico-morale che sta attraversando il nostro paese e che si somma, aggravandola e rendendone difficile la ricerca di una via d’uscita positiva, a quella sociale ed economica.
“Siamo in un periodo della nostra storia dove ogni giorno valori come giustizia, solidarietà, eguaglianza vengono attaccati da più parti della nostra società, basta guardare un po’ la Tv. Sapremo noi e il mondo a cui guardiamo difendere questi elementi che sono fondanti della stessa Costituzione e al tempo stesso proporre un modello che sia oltre che politico o economico sopratutto culturalmente alternativo in modo da ridare fiducia a chi nonostante tutto non si rassegna?”.
Non è facile rispondere a questa domanda. Proverò a farlo in questo modo. La democrazia poggia su due grandi principi: la libertà e l’eguaglianza. Ebbene, questi due principi li troviamo nelle attuali forme dell’economia di mercato? La libertà certamente sì, per lo meno come dichiarazione d’intenti. Ma l’uguaglianza? Se per uguaglianza s’intende mettere al servizio della collettività e dei più deboli l’apparato economico, la risposta a questa domanda non è positiva e la divaricazione fra democrazia e mercato è oggi più evidente rispetto al passato. In Italia stato e mercato si sono combinati nelle forme peggiori. Il mercato ha sempre avuto bisogno dello stato e a volte lo stato si è avvalso dell’alibi del mercato per negare i bisogni dei cittadini.
E allora la cooperazione non è che debba rimediare alle incongruenze dello stato e del mercato, ma può valorizzare ciò che sta tra stato e mercato, può agire per produrre beni nuovi, servizi nuovi, relazioni nuove attraverso le quali creare condizioni di libertà e d’emancipazione rimediando a quel deficit di uguaglianza che il mercato per sua natura non risolve e che lo stato, venendo meno ad una delle sue funzioni fondamentali, non si fa carico di estirpare alla radice rimuovendo, come indica la nostra Costituzione, le condizioni economiche che si frappongono alla piena realizzazione della giustizia sociale e dell’eguaglianza.
La cooperazione, invece, questo principio costituzionale lo ha fatto proprio perché mette al primo posto il tema di ciò che conta nella vita oltre il profitto e il guadagno individuale. Da questo punto di vista il potenziale della Cooperazione è enorme, ma prima di tutto va investito eccellendo in ogni prestazione che è richiesta per migliorare la vita delle persone. Dunque, fermo restando che i modelli di società alternativi spetta ad altri indicarli, noi possiamo fare la nostra parte. Per esempio, come non pensare che il rapporto con le giovani generazioni possa essere legato alla ricerca comune di strade nuove per ricostruire in questo paese un clima di solidarietà, di speranza e di fiducia?
Mentre lo stato sembra intenzionato a lasciare ai giovani una scuola devastata, poco lavoro brutto e precario, e soprattutto scarica su di loro un enorme debito pubblico, le Cooperative gli lasciano il loro patrimonio indivisibile. Se ci pensiamo bene, il nostro sistema è oggi l’unico in grado di saldare un’alleanza vera tra le generazioni a partire proprio dalla scelta dell’indivisibilità degli utili che, in definitiva, rappresenta il vero carattere distintivo dell’impresa cooperativa, un modo semplice, ma efficace, di mettere il “capitale” al servizio dell’uomo.












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