Via libera
A rischio la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco. Le proposte di Coop per sviluppare ulteriormente un settore che ha fatto risparmiare milioni di euro ai consumatori e creato migliaia di nuovi posti di lavoro.
«La situazione è paradossale – commenta Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop – perché stiamo parlando di un settore riorganizzato da appena tre anni con indubbi benefici sui prezzi, il servizio e l’occupazione mentre nessuno dei rischi a suo tempo paventati si è realizzato: non una farmacia ha chiuso e i consumatori non si sono abbuffati di farmaci a poco prezzo». Il paradosso ha la forma di ben 4 disegni di legge che, in diversa misura e con qualche distinguo, mirano a ridimensionare fino anche ad azzerare la vendita dei farmaci da banco nella Grande Distribuzione e nelle parafarmacie.
Eppure dalla liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco ci hanno guadagnato tutti, in particolare i cittadini, grazie a una sana competizione in un mercato fino a due anni fa immobile.
l’onore dei prezzi Di fatto si è innescato un trend sostenuto di crescita dei circuiti alternativi alla farmacia: oltre 2.700 tra corner della Grande Distribuzione e parafarmacie con conseguenti nuove opportunità di lavoro per oltre 6.000 farmacisti (solo negli 89 Coop Salute hanno trovato posto circa 270 persone). E dal 15 giugno c’è un altro farmaco a marchio Coop a far compagnia all’acido acetilsalicilico sugli scaffali dei Coop Salute. Si tratta del paracetamolo, un antipiretico la cui marca leader in commercio è la famosa tachipirina. È disponibile in confezioni da 20 compresse contenenti 500 milligrammi di principio attivo al prezzo di 1,50 euro, meno della metà del prezzo del farmaco leader venduto nei corner Coop a 3,07 euro, mentre nelle farmacie costa addirittura 4 euro.
«Rispetto ai prezzi medi praticati dalle farmacie tradizionali – spiega Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia – il consumatore ha goduto nel 2008 di un risparmio sul solo farmaco di oltre 9 milioni di euro che, aggiunti ai 4 milioni risparmiati anche sul parafarmaco, diventano 13 milioni di euro». Insomma Coop ha dimostrato di poter perseguire la salvaguardia del potere d’acquisto delle famiglie anche sul tema salute. «Se consideriamo solo l’acido acetilsalicilico e l’acido ascorbico Coop – osserva Tassinari – possiamo dire che dalla sua uscita a dicembre 2008 i nostri consumatori hanno risparmiato circa 600mila euro rispetto all’acquisto dello stesso prodotto nelle farmacie tradizionali». C’è anche da dire che proprio i settori toccati dalla liberalizzazione hanno visto un taglio dei prezzi notevole che per i farmaci da banco è stato mediamente dell’11 per cento.
non c’è due senza tre E allora perché si vuole tornare indietro? «La posizione di Coop è che la liberalizzazione dovrebbe essere ulteriormente sviluppata – risponde Soldi –. È importante mantenere una pluralità di canali a disposizione dei consumatori, perché questo aumenta il servizio e introduce positivi elementi di concorrenza sia sui prezzi che sull’offerta più in generale». Dunque, anziché ridimensionare la distribuzione dei farmaci per ricondurla tutta o quasi all’interno del circuito delle farmacie ripristinando le solite vecchie rendite di posizione a scapito dei cittadini che pagano, Coop propone di istituire tre canali distributivi: «Le farmacie il cui ruolo non è ovviamente in discussione e che continuano a distribuire tutti i farmaci – chiarisce Soldi –, le parafarmacie e i corner previsti dalla legislazione attuale che, con la presenza del farmacista, possano distribuire non solo Otc e Sop ma anche altri farmaci della fascia C non a carico del Servizio Sanitario Nazionale, infine un elenco più limitato di medicinali stabilito dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), vendibile anche senza la presenza obbligatoria del farmacista». Questa posizione è condivisa da altre organizzazioni della distribuzione (Confcommercio, Federdistribuzione, Conad) tant’è che Coop ha messo in cantiere iniziative congiunte verso governo e parlamento. Anche perché è evidente che nessun settore può vivere in una prolungata incertezza normativa.












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