Limiti d’età

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Vorrei sapere qualcosa di più sull’innalzamento dell’età pensionabile per le donne. Lettera
La Legge 102/2009, anche detta “pacchetto anticrisi”, ha modificato il limite di età per il trattamento di vecchiaia portandolo gradualmente da 60 a 65 anni anche per le donne. Per attenuare i contraccolpi sulle dipendenti vicine alla pensione è stato scelto un meccanismo di adeguamento graduale con scatti di un anno ogni due rispetto all’età attuale. Il primo parte da gennaio 2010, quando il requisito anagrafico delle dipendenti del pubblico impiego sarà portato da 60 a 61 anni.
Nel 2012 l’asticella sale a 62 anni fino ad arrivare, con adeguamenti biennali, a 65 anni nel 2018 per raggiungere il limite di età previsto per gli uomini. Sono fatti salvi i diritti di chi raggiunge i 60 anni entro quest’anno anche se decide di andare in pensione nel corso del 2010. Dall’aumento dell’età si salvano anche le donne appartenenti alle forze armate e dell’ordine. Una volta raggiunti i nuovi limiti di età per la pensione di vecchiaia, nulla vieta alle donne che lo vogliono di restare in servizio fino a 65 anni come gli uomini.
Se da un lato per le classi dal 1950 in poi i nuovi limiti di età ritardano l’uscita dal lavoro con la pensione di vecchiaia, dall’altro riaprono le porte del ritiro anticipato a coloro che hanno versato parecchi anni di contributi. Il motivo è semplice: con le norme attuali la pensione con 35 anni di contributi è praticamente uscita di scena, visto che dal primo luglio scorso con l’entrata in funzione delle quote è richiesta un’età minima di 60 anni, pari a quella prevista oggi per il trattamento di vecchiaia. Ma a partire dal 2010 la pensione di anzianità può anticipare di nuovo il ritiro rispetto a quella di vecchiaia, sempre che si possano far valere 35 anni di versamenti. I vantaggi non saranno comunque uguali per tutte le dipendenti. Fino al 2015, quando l’età minima dei due trattamenti è sfalsata al massimo di un anno, si guadagneranno solo pochi mesi. Ma a partire dal 2018, quando il divario sale fino a tre anni, chi ha le carte in regola per il trattamento di anzianità anticiperà per un periodo molto più ampio il collocamento a riposo.
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