Lotta libera
Da buon siciliano la città di Gela mi ha sempre fatto abbastanza schifo. Mi ha sempre ricordato un misto di degrado, miseria, criminalità allo stato puro e stragi di mafia. Strade senza asfalto, anche! Poi un giorno tra la distrazione di un pranzo frettoloso e due chiacchiere, con la Tv accesa, sento l’intervista a un signore, arrabbiato e distinto, quasi leggiadro divenuto sindaco grazie al Tar. Perché gli avevano sottratto i voti per vincere: Saro Crocetta.
Siamo all’incirca nel 2003 e scopro che questo sindaco è un grande uomo: cattolico, ma vince le elezioni; gaio, ma vince le elezioni; comunista, ma vince le elezioni. Sul palco per festeggiare la vittoria fa scendere dei personaggi che accanto a lui non dovevano stare. Arrivano le prime minacce della mafia. Riceve altre minacce mentre io e la Betta Caponnetto siamo in Sicilia e quindi ci viene voglia di conoscerlo, di condividere con lui la lotta contro la mafia, praticata e non enunciata. Ci riceve nella sua stanza azzurra circondato da Madonne. Scoppia l’amore fra lui e Betta Caponnetto che decide di aiutarlo nel suo impegno. Diventa cittadina onoraria di Gela. Il sindaco entra a far parte della Fondazione nominato nell’ufficio di presidenza.
Gela intanto cambia. In molti denunciano la mafia. La mafia viene espulsa dagli appalti. Si arriva al 2007. Si rivota. Lo vado a trovare per capire se ce la può fare. Capisco subito di sì quando vedo le tante liste che lo appoggiano da sinistra, ufficiale e non, ad alcune civiche di destra. Stravince al primo turno con circa il 65 per cento dei voti. E la sua lotta continua. Le minacce continuano. Sono una costante quotidiana. Pensate che persino a Mercatale Val di Pesa è stato avvicinato.
Oggi Saro Crocetta è il principale esponente dell’antimafia del fare, per nulla retorica e per questo preoccupa... La mafia, ma non solo. Arriva la sua candidatura alle europee, faticosa e sofferta, ma arriva. Arriva l’ennesima minaccia concreta con un asse lombardo-siculo di mafiosi con le armi pesanti. Pronti a colpire. No non è giusto. Gridiamo con forza W Saro W Saro. Non dobbiamo permettere che gli tocchino un solo capello. E pensare che l’ultima volta che è venuto a Firenze qualcuno si è lamentato per le misure di sicurezza predisposte. Mah...











