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Marrakech non express
Il deserto, le moschee, i mercati polverosi animati da venditori indaffarati, i vicoli stretti delle medine, le opere d’arte, gli edifici eleganti, la sontuosità imperiale e molto altro ancora: cartoline dal Marocco.
A pensare al Marocco, che ci siamo stati oppure no, nella mente di noi occidentali si accavallano le stesse immagini: deserto, marabutti, moschee, mercati polverosi animati da venditori indaffarati, vesti colorate che adornano i vicoli stretti delle medine. Atterrare a Casablanca serve a capire che il Marocco va ben oltre il suo stereotipo. La capitale economica del paese, rinomata tra i transessuali di tutto il mondo per le operazioni del chirurgo Georges Burou a partire dagli Anni Cinquanta, somiglia molto alle metropoli occidentali.
Qui le gallerie d’arte prendono il posto dei mercati carichi di spezie, cibi, artigianato e tappeti e il traffico intenso dei viali fa capire che i cammelli sono un ricordo lontano. Anche se l’imponente moschea di Hassan II rivela l’identità musulmana della città (è il più grande edificio religioso al mondo dopo La Mecca), Casablanca si vanta di essere una delle realtà più tolleranti del mondo arabo. Tuttavia le profonde disparità sociali – testimoniate dalle periferiche bidonville che convivono con gli eleganti edifici ispano-moreschi del centro – sembrano aver gettato le basi per un integralismo tornato in auge di recente.
Casablanca Casablanca
Seppur forse spiazzante, Casablanca racconta un Marocco non meno autentico di quello dei suk (mercati) e delle kasbah (cittadelle). Che latitano anche a Rabat, città moderna dalla splendida cornice imperiale. Da quando, con l’indipendenza, è diventata capitale politica e amministrativa del paese, la città si è creata un’immagine adeguata al suo ruolo: cosmopolita, ordinata, pulita e ben organizzata, a Rabat si entra in uno degli uffici turistici e si prende una cartina che ci guida senza interferenze tra i suoi numerosi monumenti. Una modalità di visita molto distante dagli standard marocchini. La stessa sobrietà caratterizza Meknès, dove si trova il sontuoso mausoleo dedicato al crudele e guerrafondaio sultano Moulay Ismail. Alla sua tomba, tuttavia, possono avvicinarsi solo i musulmani. Il Marocco polveroso, caotico e rumoroso che ci aspettiamo inizia a Fes, da sempre cuore della vita culturale e religiosa del paese. Ben prima dell’ascesa di Oxford e Cambridge, qui fu fondata la prima università del mondo e questo primato contribuisce a dare la misura della coscienza intellettuale e civile che domina la città, da cui non a caso nel 1912 prese il via il movimento indipendentista marocchino. Dopo l’indipendenza del 1956 e lo sviluppo turistico degli ultimi anni, Fes non ha abbandonato quell’antico fervore: al contrario di molti luoghi turistici, vittime dell’immagine statica con cui hanno deciso di presentarsi al mondo esterno, Fes è profondamente viva. Lo dimostra la sua bellissima medina, un dedalo di vicoli dove tradizione e innovazione danno vita a scene bizzarre come incantatori di serpenti con il cellulare incollato all’orecchio e mederse (le scuole teologiche) corredate di antenne paraboliche. Nonostante questo sia il cuore pulsante della città, spesso i locali preferiscono vivere nel moderno quartiere di Ville Nouvelle, tornando magari in medina a lavorare come “faux guides”, guide non ufficiali che conquistano gli stranieri con la promessa di offrire loro visite tutt’altro che stereotipate. Non per puro spirito di accoglienza, s’intende.
le voci di dentro Potenziali “faux guides” si aggirano anche nella medina di Marrakech, dove però l’industria del turismo si va via via strutturando: i corsi di cucina per visitatori stranieri organizzati nei riad (le tradizionali case marocchine con cortile interno) danno la misura di questa tendenza. Nonostante negli ultimi anni Marrakech sia diventata una meta piuttosto abituale nel panorama turistico nordafricano, la piazza Djema el Fna, che ospita uno dei suk più rinomati del paese, mantiene magicamente la sua arcaica autenticità. Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura, ne fu talmente colpito da dedicare un libro (“Le voci di Marrakech”) a quella che per gli europei è diventata l’icona del Marocco. Nella sua descrizione il bazar di Djema el Fna – dove si realizzano gran parte dei prodotti in vendita – non si limita ad essere il suk più cool del paese, come si legge su molte guide turistiche, ma diventa un luogo dove ad essere in mostra è l’identità nazionale. “È una pubblica attività, è un fare che esibisce se stesso insieme all’oggetto finito – racconta Canetti –. In una società che tiene nascosto così tanto di sé, che agli stranieri cela gelosamente l’interno delle sue case, la figura e il volto delle sue donne e perfino i suoi templi, quest’intensa ostentazione del produrre e del vendere è doppiamente affascinante”.
Marocco.
Tour delle città imperiali
Partenze: 24 e 25 aprile da Roma (8 giorni/7 notti) Quote a persona in camera doppia, incluse tasse aeroportuali (volo diretto salvo adeguamenti), assicurazione medico-bagaglio-annullamento e quota di iscrizione. Voli Alitalia. Partenze e prezzi: 24/4 (4*) soci 997 (non soci 1.077); 24/4 (5*) soci 1.169 (non soci 1.271); 25/4 (albergo 4*) soci 1.024 (non soci 1.107); 25/4 (5*) soci 1.189 (non soci 1.293). P
ensione completa dalla cena del 1° giorno alla 1° colazione dell’8° giorno. Visite ed escursioni.
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