Materie prime

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Quante cose sarebbero da eliminare nel nostro modo di vivere, e quante altre da svecchiare, per essere al passo con i tempi e attrezzarsi meglio per affrontare il futuro! Certo, c’è da innovare nelle leggi e negli ordinamenti (sono le famose riforme che ci vengono sempre promesse e non arrivano mai), ma anche nei consumi quotidiani, nei programmi scolastici, nel modo di fare informazione, cultura, spettacolo (pensiamo alla Tv), e forse ancora di più nei comportamenti, nel costume, nei modelli da proporre alle nuove generazioni.

Molto si è fatto, naturalmente, nel succedersi degli anni e dei decenni, e qualcosa si fa tutt’ora, ma che fatica! Prendiamo la scuola, ad esempio, visto che è nel suo ambito che più spesso si propongono cambiamenti, e giustamente, poiché una scuola che non si rinnova non è in grado di svolgere il proprio compito, di trasmettere conoscenza, di fare e diffondere cultura.

Attenzione, però, a quello che si cambia. Abolire, tra le materie scolastiche, la calligrafia, come si è fatto da quel dì nelle classi elementari, significa prendere atto che la scrittura a mano, col tempo, si è ridotta a un ruolo marginale per le nostre esigenze di comunicazione: inutile quindi perdere tempo a insegnare qualcosa che non serve più. Se si elimina nelle scuole professionali e tecniche la dattilografia, niente da dire, visto che la macchina da scrivere è sparita da molti anni dagli uffici ed è ormai un oggetto d’antiquariato.

L’inserimento dell’informatica tra le materie scolastiche, felicemente realizzata quasi dovunque, è un’innovazione che segue correttamente lo sviluppo del progresso tecnologico e dei suoi riflessi sulla vita quotidiana. Ma di quando in quando ci si presentano proposte cosiddette innovative di cui francamente sfugge il senso, prima ancora che l’utilità.

Tale pare a me il caso della drastica riduzione dell’insegnamento della geografia nei diversi ordini di scuole, fino a prefigurarne, in taluni, la totale eliminazione. Qui siamo di fronte a una vera e propria sconsideratezza, perché si va nel senso opposto a quello della trasmissione della conoscenza. Si dice: occorre tagliare le spese. E proprio di qui si comincia, dalla conoscenza della terra su cui viviamo, dalla cultura, dalle relazioni tra i popoli del mondo?

Sarebbero queste le riforme che servono per la società di domani?

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