Miss eleganza
Viaggio nella più elegante delle capitali ex socialiste, Budapest, dove le icone filosovietiche sono relegate fuori città , dove il gulasch si chiama pörkölt e nei bagni termali si gioca a scacchi.
Budapest: solo a pronunciare il nome della capitale ungherese vengono in mente atmosfere di un fascino estraneo e conturbante, ricche del mistero che una lingua avulsa da qualsiasi ceppo vagamente familiare contribuisce a creare. La soffusa luce invernale che ammanta le linee degli edifici, il colore grigio-squalo del Danubio – come lo definisce l’autrice della migliore guida alla città , Clup DeAgostini – e la convivenza assolutamente armonica di signorilità asburgica e rigore socialista regalano alla vista ciò che l’udito capta passeggiando per le strade: una dimensione quasi onirica.
bellavista Il regime filosovietico è crollato da vent’anni eppure quel passato si percepisce ancora vagando per la città . È una sensazione più che una visione reale, dato che Budapest è probabilmente la più bella capitale dell’Europa dell’Est e la sua architettura lascia poco spazio al seriale e anonimo linguaggio socialista. Il parlamento è una maestosa perla neogotica affacciata sul Danubio e le statue che fino al 1989 celebravano l’appartenenza al blocco sovietico nelle piazze cittadine sono adesso relegate nel parco Memento, a 10 km dal centro. Tra queste anche i famosi stivali di Stalin, unico residuo della statua di piazza degli Eroi, che nella rivolta del 1956 i cittadini fecero crollare. Tuttavia adesso che il passato socialista è abbastanza lontano, una sorta di nostalgia della vita quotidiana di quegli anni sembra essersi impossessata di Budapest come di altre capitali dell’Europa dell’Est. Lo dimostra il revival di prodotti di consumo come la Traubiszoda, una bevanda ungherese a base d’uva molto diffusa prima dell’avvento della Coca- Cola. Se la Traubiszoda può essere gustata a merenda come accompagnamento al mitico dobos, una bomba calorica a sei strati ideata nell’Ottocento da un pasticciere ungherese che si dice facesse impazzire la principessa Sissi, al ristorante gli amanti del vino in visita a Budapest ordineranno il Tokaj, il più rinomato di queste zone. Chi vuole gustarlo insieme al gulasch, però, non deve farsi ingannare dal gulay che si legge sul menu: quella, infatti, è una zuppa cremosa a base di verdure e carne magiara, ottima ma ben diversa dal pörkölt, che corrisponde allo stufato di carne che noi definiamo erroneamente gulasch.
I migliori ristoranti in cui si può assaggiare la cucina ungherese sono situati lungo le viuzze che si snodano tra il Bastione dei pescatori (da qui un superbo panorama sulla città ) e la Biblioteca Nazionale sulla riva ovest del Danubio.
a tutto vapore Certamente a Budapest, come in qualsiasi altra capitale europea, l’identità gastronomica, e non solo fatica ad imporsi in un panorama sempre più omologato. È quanto si potrebbe pensare prima di trascorrere una giornata in uno dei numerosi stabilimenti termali cittadini, visto che a casa nostra come altrove negli ultimi anni le cosiddette Spa sono spuntate come funghi. Se non che al primo ingresso ai bagni Széchényi o ai Gellért (maestoso edificio neobarocco il primo, ricco di decorazioni Art Nouveau il secondo) si capisce che per i locali le terme sono un po’ come per noi i bar: è qui che ci si incontra tra amici, facendo quattro chiacchiere tra una sauna e un bagno turco e spesso e volentieri giocando a scacchi sui tavoli di marmo situati nelle piscine a cielo aperto. Più che concentrarsi sul relax del corpo e sui trattamenti di bellezza, infatti, gli ungheresi vivono i bagni termali come un passatempo sociale ormai piuttosto radicato in città . Un passatempo, tra l’altro, piuttosto economico (l’ingresso per l’intera giornata si aggira intorno ai 10 euro), il cui meccanismo di accesso, tuttavia, può risultare un po’ macchinoso ai turisti. Reminiscenze sovietiche, che dopo pochi minuti svaniscono nel vapore.
â– BUDAPEST
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