Mutar sentenza

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“Una sentenza assolutamente inaccettabileâ€: quante volte lo si è sentito dire da parte di chi ci governa, a proposito di decisioni prese da corti, tribunali, giudici della nostra Repubblica? Su questioni penali o civili (e persino amministrative), si tratti della corte costituzionale, supremo organo del nostro sistema giudiziario, o di un ignoto giudice monocratico, una qualsiasi sentenza che non piaccia a chi ha il potere viene liquidata così: “assolutamente inaccettabileâ€, spesso con l’aggiunta di epiteti ingiuriosi e sprezzanti per i quali si distinguono in particolare alcuni ministri, per non parlare degli immancabili zelanti cortigiani.

È una brutta abitudine, anzi pessima, ben s’intende, ma è pur sempre diventata un’abitudine: e gli italiani non ci fanno più tanto caso. Quasi che l’accettare o meno le sentenze dei tribunali sia un optional, come si usa dire. Quasi che si possa ignorare la pericolosità sociale della carica sovversiva insita nell’invito a rifiutare le sentenze del proprio giudice naturale. Ma tutto ciò sembra entrato a fare parte in questi anni del costume nazionale, e tant’è.

Adesso, però, il rifiuto dei giudizi emanati nelle sedi proprie si estende, dall’ambito italiano si passa a quello europeo, internazionale: al punto che, com’è accaduto di recente, il massimo responsabile di Governo del nostro paese definisce “una sentenza assolutamente inaccettabile†quella emessa dalla corte di giustizia europea su un ricorso riguardante l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Anche in questo caso, molti gli epiteti che si sono aggiunti, da parte di ministri del nostro Governo, al rifiuto di accettare la sentenza: ma questi epiteti, per quanto pesanti e volgari, appaiono paradossalmente meno gravi della dichiarazione di inaccettabilità.

Perché una sentenza, quale che sia, può essere considerata sbagliata, può essere messa in discussione e criticata, ma non può non essere accettata, pena il venire meno del patto civile su cui si basa la convivenza di una comunità: nel caso della corte di Strasburgo, il patto che ha portato tanti paesi diversi a riconoscere l’autorità di questo foro comune.

Sul crocifisso nelle aule si può discutere, ma le sentenze – questo è il punto – vanno accettate, piacciano o no.

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