Napule è
Da Napoli a Caserta a Sant’Agata dei Goti, la Campania delle belle arti e della buona tavola.
“Napule è mille culure”. È Vesuvio e mandolino, Pulcinella e San Gennaro, la smorfia, Totò. È la canzone napoletana, il cinema di De Sica, la commedia di Scarpetta e dei De Filippo. “Napule è addore ‘e mare” ma anche profumo di tazzulelle ‘e cafè e di sfogliatelle calde, di pasta cresciuta, sciurilli e crocchè di patate che escono fumanti dalle friggitorie tipiche del centro storico. È la pizza a libretto ripiegata in quattro, la pizza fritta che Sophia Loren vendeva a credito in un episodio del film “L’oro di Napoli”, la pizza al metro della penisola sorrentina.
belle arti “Napule è ‘na cammenata inte viche” tra arti e tradizioni che non tramontano. Come i presepi di San Gregorio Armeno, la via dove è sempre Natale. Qui, nelle storiche botteghe degli artigiani del presepe, i napoletani vanno a comprare le statuine di terracotta fatte a mano e, come Eduardo in “Natale in casa Cupiello”, si costruiscono ‘o presebbio mantenendo viva una tradizione che appassionò persino i sovrani Carlo III e Federico I di Borbone i quali coinvolgevano l’intera corte nell’allestimento del presepe affidando a dame e nobildonne il compito di confezionare vestitini su misura con tessuti e gioielli preziosi.
E ancora l’arte dei palazzi storici, le piazze, i quartieri, l’infinità delle chiese ciascuna col suo santo e la sua scia di devoti, un reticolo sotterraneo di cunicoli e cisterne di epoca greco-romana vasto quasi quanto la città ma visitabile per un solo chilometro al seguito di una guida. Dal 1995 il centro storico di Napoli è patrimonio mondiale dell’umanità tutelato dall’Unesco.
Come la Real Fabbrica della seta di San Leucio a Caserta con la filanda, i quartieri operai, le antiche sete nel museo e il borgo medievale di Caserta Vecchia che vanta un Duomo del 1100, felice esempio di architettura romanica che incontra altri stili, il Castello, ristorantini e caffetterie. E un belvedere per ammirare dall’alto la città di Caserta e la sua maestosa Reggia, l’ultima e incompiuta grande opera del barocco italiano realizzata dall’architetto Luigi Vanvitelli su commissione dell’allora sovrano Carlo III di Borbone. Milleduecento stanze e quasi duemila finestre che racchiudono gli appartamenti reali sovrastati dalla ricca Sala del Trono dove si tenevano i ricevimenti ufficiali e i fastosi balli di corte, la Biblioteca Palatina con la libreria girevole, la Sala Ellittica e il presepe borbonico, il Teatro di Corte, la Cappella Palatina che ospita il concerto di Capodanno e il Museo dell’Opera nei sotterranei. All’esterno tre chilometri di parco: il giardino all’italiana e all’inglese percorsi da vasche, laghetti e fontane dai suggestivi giochi di luce e d’acqua, tra statue di divinità e di ninfe, fanciulli, amorini. Dal 1997 il complesso è patrimonio Unesco.
di tutti i tipici “Napule è” – aggiungiamo noi – prodotti tipici. A cominciare dall’ingrediente principe della cucina napoletana, pomodoro che va su pasta, pizza, nell’insalata caprese e in tante altre ricette, preferibilmente San Marzano ma anche di Sorrento o i pomodorini del Piennolo che si piantano ancora a mano nella terra fertile del Vesuvio e si conservano appesi in grandi grappoli, i piennoli appunto. Ci sono poi i limoni di Sorrento e della Costiera Amalfitana, l’albicocca vesuviana, la pasta di Gragnano e il Provolone del Monaco direttamente dai pascoli dei Monti Lattari.
In provincia di Caserta si concentra invece il maggior numero di allevamenti bufalini d’Italia da cui si ottiene, oltre alla celeberrima mozzarella di bufala, anche un’ottima carne, ancora poco conosciuta ma già protagonista di percorsi gastronomici dedicati come il Buffalo Tour che prevede visite e degustazioni direttamente nelle fattorie di produzione. Tipica di queste parti è anche la regina delle mele, la rossa Annurca Igp che si coltiva un po’ in tutta la Campania. Infinite poi le aree vinicole e le Doc, dall’Asprinio bianco di Aversa alle produzioni del Golfo di Napoli, del Vesuvio e della Penisola Sorrentina, dove si produce anche un saporitissimo olio extravergine di oliva fino ai beneventani Solopaca, Sannio e Sant’Agata de’ Goti. Un vino quest’ultimo che “matura” nelle cantine di tufo del borgo medievale da cui prende il nome, località di eccellenza turisticoambientale insignita della “bandiera arancione”.
Dulcis in fundo i babà, le sfogliatelle, le zeppole, la pastiera e il casatiello pasquali, gli struffoli di Natale e le chiacchiere di carnevale, i torroni e i croccantini di Benevento e provincia che si fanno ancora artigianalmente da antiche ricette. Altre specialità beneventane sono le soppressate e le salsicce del Sannio, il pecorino di laticauda, le Dop extravergine di oliva Sannio Caudino Telesino e Colline Beneventane e il celeberrimo liquore della strega che si produce dal 1860 distillando a caldo settanta erbe.
VIAGGIO SOCI
Capodanno d’arte & enogastronomia in Campania (Caserta, S.Agata dei Goti, Napoli)
Dal 30 dicembre 2009 al 2 gennaio 2010
Info tel. 800778114, agenzie di viaggio convenzionate, www.mondovivo.it.












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