Non c’è gusto

Mangiare bene, e magari meno, per vivere meglio, senza rinunciare al piacere del gusto per seguire una dieta troppo rigida e monotona.

noncegusto.jpg

“Dietetica” è una parola che richiama privazioni e cattiva cucina, al punto che non sembrerebbe il caso di pronunciarla in un mese, come dicembre, che si conclude con l’apoteosi degli appuntamenti gastronomici. Eppure, quest’impostazione andrebbe rivista perché le regole generali della corretta alimentazione vanno seguite sempre e non debbono essere ignorate in nessuna occasione, ma neppure possono snaturare il ruolo gratificante che compete all’atto conviviale del mangiare. Il modello alimentare ottimale per la prevenzione deve conciliare, nei limiti del possibile, le motivazioni fisiologiche con la realtà sociale e l’accettabilità gastronomica.
Non sono il solo a tentare di far convivere la dietetica con il gusto e le tradizioni della buona tavola. Il rispetto del gusto e dell’olfatto, intesi come patrimonio biologico e culturale, può essere un argine intelligente contro il rifiuto dei pazienti di seguire “a vita” diete troppo restrittive e monotone. La prevenzione dietetica (la dietoterapia ha regole più severe) non può e non deve essere l’antitesi della buona tavola. Certe premesse dello “slow food” sono in sintonia con la dietologia più di quanto non lo sia il fast food globalizzato delle grandi metropoli.
D’altra parte i nutrizionisti meno disposti alle gratificazioni alimentari sanno di dover fare i conti con la mancanza di “compliance”, cioè con l’eccessivo numero di pazienti che abbandonano prematuramente le diete drastiche e non personalizzate. Per la prevenzione alimentare delle patologie cronico-degenerative è fondamentale tutelare l’interesse per il sapore e la piacevolezza dei pasti. La finalità deve essere quella di “mangiar bene per vivere meglio” e non quella di tradire il gusto e l’olfatto per la probabilità statistica di sopravvivere più a lungo.
Per orientarsi senza commettere errori grossolani, ma anche per non sottoporsi a rinunce inutili o esagerate, basterebbe attenersi alle dieci raccomandazioni delle “Linee Guida per una sana alimentazione italiana” (www.inran.it). Con queste premesse trovo legittimo l’intento di non impoverire più del necessario il rito alimentare (ma non gli eccessi!) delle prossime festività.
Agli obesi, in particolare, va ricordato il detto che “non si ingrassa da Natale a Capodanno, ma da Capodanno a Natale!