Non è aria

Polveri sottili nell’aria, innalzamento della temperatura, inquinamento da ozono. Come il clima cambia la salute, in peggio, se non ci affrettiamo a invertire la rotta.

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Vertice di Copenhagen, Protocollo di Kyoto. Nell’immaginario comune questi incontri tra i grandi della Terra, che si stringono mani e compilano pagine e pagine di dichiarazioni e contromisure per cercare di arginare i cambiamenti climatici globali, hanno più che altro il sapore dei grandi eventi mediatici, presenze lontane che si vedono in Tv, facce che discutono di qualcosa che, in fondo, non tocca nessuno da vicino. Che sarà mai per un singolo uomo, che vive per un lasso di tempo insignificante paragonato alla vita del Pianeta, quel surplus di gas di scarico, quel mezzo grado di variazione della temperatura di cui tanto si preoccupano gli esperti.

Perché mai dovremmo comprare meno Suv e più biciclette, spegnere la luce quando usciamo di casa, installare pannelli fotovoltaici e pale eoliche?

in polvere La risposta che viene da un congresso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tenutosi a Parma a marzo, è diretta e chiara: quel mezzo grado di temperatura in più mette a rischio la nostra salute. Non nel futuro, ma adesso. Perché i cambiamenti climatici globali influiscono pesantemente sulle tre basilari risorse che consentono la vita dell’uomo su questo Pianeta: il cibo, l’acqua e soprattutto l’aria. Quel mezzo grado è capace di cambiare equilibri delicatissimi che trasformano le nostre città in polveroni irrespirabili. Il cambiamento climatico favorisce il ristagno di agenti inquinanti nella bassa atmosfera causando malattie e un impressionante numero di vittime.

«Il cambiamento climatico ha peggiorato in modo significativo l’inquinamento delle città dovuto all’ozono e alle polveri sottili – dichiara Marco Martuzzi, epidemiologo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, uno degli autori di un’indagine recente sull’inquinamento in 13 città Italiane –. Secondo le nostre stime la presenza di polveri sottili PM10 accorcia la vita media di ogni abitante di 8-9 mesi. Il nostro studio inoltre stima qualcosa come 8.220 morti l’anno attribuibili al PM10 oltre i 20 microgrammi/metro cubo. Facendo i conti questo si traduce in un aumento globale di mortalità del 9 per cento nelle persone sopra i trent’anni».

agente di pulizia Un dato che diventa ancora più pesante quando si considera l’effetto dell’aumento dell’inquinamento da ozono, una molecola che si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, reagiscono a causa della presenza della luce del sole. L’inquinamento da ozono è dunque particolarmente alto in estate, quando c’è una maggiore irradiazione solare. «L’ozono è un forte agente irritante delle vie respiratorie ed è alla base di molti disturbi che incrementano la mortalità globale – spiega ancora Martuzzi –. Il rapporto dell’Oms stima che siano oltre 200mila in Europa le morti premature riconducibili a questo poco conosciuto agente inquinante. Le sorgenti degli inquinanti che favoriscono la formazione dell’ozono possono essere di tipo antropico (i veicoli a motore, le centrali termoelettriche, le industrie, i solventi chimici, i processi di combustione ecc.), ma esistono anche sorgenti naturali, quali boschi e foreste, che emettono sostanze organiche volatili molto reattive chiamate “terpeni”». Nei periodi tardo-primaverili ed estivi le condizioni di alta pressione, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l’accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca una serie di reazioni che determinano concentrazioni di ozono più elevate rispetto al livello naturale che è compreso tra i 20 e gli 80 microgrammi per metro cubo di aria. I valori massimi sono raggiunti nelle ore più calde della giornata, dalle 12 alle 18 per poi scendere durante le ore notturne.

ora si cambia «Poche persone sanno che c’è più ozono in un bosco a mezzogiorno d’estate che lungo una strada trafficata – commenta Martuzzi –. Gli inquinanti dell’aria sono agenti molto importanti per la salute, soprattutto per la salute dei bambini nei quali si può avere un aggravamento dei sintomi dell’asma. Anche se non è ancora stato definitivamente stabilito che siano la causa dell’asma, certo è che i sintomi respiratori peggiorano in presenza di agenti inquinanti: le stime epidemiologiche stabiliscono che in tutta Europa vengano persi qualcosa come 200 milioni di giornate di scuola a causa di sintomi respiratori». Eccoli dunque 200 milioni di buoni motivi per comprare meno Suv e più biciclette, per spegnere le luci di casa e installare sorgenti di energia rinnovabili. Specialmente in Italia, perché secondo le analisi dell’Organzzazione Mondiale della Sanità le nostre città sono largamente sopra la media europea quanto a inquinamento, una classifica che vede le grandi città dell’Europa del Nord ai primi posti per l’aria pulita. «Purtroppo non ci sono misure che ciascun cittadino può prendere per difendersi direttamente dagli agenti inquinanti – sottolinea Martuzzi –. Non ci sono prodotti medicinali, schermi, mascherine, ma forse ci sono armi ancora più efficaci. Si chiamano responsabilità e consapevolezza, per contribuire ogni giorno non solo a ridurre le immissioni di gas, andando meno in auto, ma a ridurre il fabbisogno energetico e il bisogno di combustibili fossili anche semplicemente usando meno aria condizionata o spegnendo una lampadina di troppo». È anche cosi, e non solo con il vertice di Copenhagen, peraltro piuttosto inconcludente, che si contribuisce a vivere di più.


 

UN’ATMOSFERA PESANTE Qualche dato sul cambiamento climatico. Negli ultimi 100 anni la temperatura globale del Pianeta è aumentata di 0,74 gradi C ed è destinata ad aumentare ancora dai 2,3 ai 6 gradi C entro il prossimo secolo. L’immissione dei gas serra prodotti da attività umane è aumentata del 70 per cento in 40 anni, intrappolando il calore nella bassa atmosfera. Nella regione europea sono i trasporti la causa d’inquinamento maggiore. Il calore cambia il clima favorendo disastri naturali, eventi estremi, inondazioni e molte ondate di calore. Dal 1990 oltre 1.200 eventi disastrosi sono stati registrati in Europa secondo l’International Disaster database, eventi in cui sono rimaste coinvolte 48 milioni di persone e che hanno provocato 112mila vittime. In tutta Europa si stima siano state 70mila le morti in eccesso solo per l’ondata di calore del 2003.

Info www.euro.who.int/healthimpact/MainActs/20020619_2

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