Odissea nello spazio

Pronti per un viaggio interplanetario? L’esperimento MARS 500 – simulazione di un viaggio su Marte –, da poco avviato, ci dirà se l’uomo può vivere su un altro pianeta. E forse un giorno gli “alieni” saremo noi.

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Ufo, dischi volanti, cerchi nel grano. Il mistero, la curiosità, a volte l’ossessione per la ricerca di civiltà aliene non sono certo una novità. Ma proviamo ad affrontare l’argomento dalla prospettiva opposta. Tutte le teorie sugli alieni danno per scontato un requisito essenziale, che queste ipotetiche civiltà abbiano un grado d’evoluzione tecnologica molto superiore al nostro, che le rende capaci di affrontare viaggi interstellari. Se l’esistenza di pianeti extrasolari è ormai assodata, la probabilità di trovarne di simili alla Terra e per di più abitati da popolazioni più evolute di noi è, però, estremamente bassa.
voyager È dunque lecito domandarsi: e se fossimo noi terrestri gli esseri viventi più intelligenti della galassia? Se fosse l’uomo la prima creatura destinata a mettere piede su pianeti altrui? L’immane impegno tecnologico e finanziario necessario all’impresa provocherebbe un grande dibattito che proviamo a sintetizzare in due semplici domande. Vogliamo farlo? Possiamo farlo? I viaggi interstellari per ora appartengono alla fantascienza e solo un enorme balzo tecnologico potrebbe fornirci gli strumenti necessari. Più plausibile è l’ipotesi di colonie spaziali autosufficienti, minuscoli pianeti artificiali in grado di viaggiare per tempi lunghissimi. A bordo di queste colonie partirebbero i primi intrepidi esploratori e arriverebbero a destinazione i loro pronipoti. Prima, però, di spiccare il volo verso gli spazi siderali è necessario iniziare dai primi passi all’interno del nostro sistema solare. La tecnologia ce lo consente, le sonde senza equipaggio hanno già sorvolato pianeti, lune, asteroidi e comete. Ma l’essere umano è in grado di affrontare viaggi così lunghi? L’uomo non è un robot e non basta assicurare gli standard minimi di sopravvivenza: acqua, cibo, calore ecc.
A questo scopo è iniziato da giugno l’esperimento MARS 500. In un laboratorio vicino Mosca è stata predisposta la simulazione di un viaggio verso Marte. 6 volontari (3 russi, un cinese, un francese e un italo-colombiano) vivranno per 520 giorni completamente isolati dal resto del mondo proprio come se si trovassero a bordo di un veicolo spaziale.
siamo dei marziani L’esperimento, organizzato dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e dall’IBMP, l’Istituto russo per i problemi biomedici, serve a studiare le reazioni fisiche e psicologiche dei cosmonauti costretti a un isolamento prolungato in uno spazio molto limitato. I volontari stanno vivendo all’interno di 4 moduli sigillati ermeticamente: un modulo abitativo principale, un modulo medico, un modulo di stoccaggio per la conservazione dei cibi, il modulo simulatore del veicolo per l’atterraggio su Marte. Un altro modulo simula la superficie marziana sulla quale potranno “scendere” solo dopo 250 giorni, la durata del viaggio di andata. Nei moduli sono simulate perfettamente le condizioni di viaggio con due sole eccezioni: l’assenza di gravità (impossibile da riprodurre) e l’esposizione alle pericolose radiazioni cosmiche. In pratica, l’esperimento è un vero e proprio “Grande Fratello” spaziale. Pensando ai conflitti che si generano abitualmente tra i concorrenti dei reality show, si può immaginare quante complicazioni può generare la condizione claustrofobica di un’astronave: conflitti insanabili con un collega, attacchi di panico, la sofferenza per la separazione dalla propria famiglia rimasta sulla Terra (che può subire anche malattie e lutti). E durante il viaggio interplanetario non è possibile aprire la porta della “casa” e rinunciare al “gioco”. Inoltre, per quanto gli astronauti siano selezionati tra persone in piena salute, enormi disagi potrebbero essere provocati da infortuni accidentali e malattie non diagnosticate. I primi volontari dovranno essere davvero molto coraggiosi e determinati. Finora comunque le “cavie” di 73 MARS 500 sembrano cavarsela piuttosto bene. Si sono ben riforniti anche di libri e film di fantascienza e rivedendo “2001: Odissea nello spazio”, com’era prevedibile, si sono profondamente identificati con i protagonisti del film.
alien Supponendo un esito positivo di MARS 500, rimane l’altro quesito. Il viaggio vero vogliamo farlo? Secondo il celebre astrofisico Stephen Hawking la colonizzazione dello spazio sarebbe addirittura necessaria. La popolazione e lo sfruttamento delle risorse crescono in modo esponenziale, incidendo in modo irreversibile sull’ambiente terrestre. Lo scienziato vede anche scenari catastrofici, fino al pericolo d’estinzione del genere umano, se non si troveranno altri spazi dove vivere. È forse prematuro definire indispensabile una migrazione cosmica, ma sicuramente sarebbe una grande opportunità verso un imprevedibile sviluppo economico e sociale. È riduttivo valutare i pro e i contro dello sbarco su Marte solo sulla base delle materie prime che potremmo trovarvi. Una popolazione umana “aliena” con il passare dei secoli porterebbe alla nascita di una nuova cultura, di un modo di vivere e pensare sicuramente diversi da quelli esistenti sulla vecchia Terra. E chissà cosa accadrà in un futuro remoto se, dopo aver percorso con difficoltà e sacrificio centinaia di anni luce, fosse possibile raggiungere un pianeta abitabile intorno ad un’altra stella. Viene spontaneo ripensare al “mistero” dei cerchi nel grano. Trovereste logico che la missione si limitasse a lasciare un bel disegno sui campi coltivati, per poi fare retromarcia e lasciare gli abitanti del pianeta nella curiosità di sapere chi siamo?