Ora parto

Crescono il cesareo e la “medicalizzazione” – visite su visite, esami su esami –, non decolla l’epidurale, e accanto a strutture ginecologiche all’avanguardia ci sono ancora centri tutt’altro che efficienti. Viaggio alla scoperta di come si partorisce oggi in Italia. Questione di soldi e di mentalità.

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C’è un fenomeno singolare in Italia rispetto alla nascita. Il parto non è più solo medicalizzato, ma sempre più chirurgico. L’Italia, infatti, è al primo posto in Europa per numero di parti cesarei, con una media che si attesta intorno al 35,2 per cento, per raggiungere nelle regioni meridionali addirittura il 46 per cento delle nascite. A fronte di una raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità che consiglia il ricorso al bisturi nel 15-18 per cento dei casi, è naturale che pubblico ed esperti si chiedano il motivo di questo fenomeno che appare a una prima lettura eccessivo e che può facilmente nascondere incompetenze e convenienze economiche, fenomeni peraltro non nuovi in Italia.
Ma indagando più a fondo si scopre una realtà più complessa e sfaccettata, l’immagine di una società che cambia, dove il parto non è sicuramente più vissuto con la stessa spontaneità con cui lo vivevano le nonne, ma nemmeno – per fortuna – con lo stesso senso di rassegnazione al dolore e alle rare ma possibili conseguenze negative che l’evento della nascita può avere sia sul bambino che sulla madre.
al naturale In teoria il diktat della medicina è chiaro e semplice. «Nel parto a termine, cioè alla scadenza naturale della gravidanza, l’indicazione per ricorrere al cesareo è la necessità di affrontare situazioni di reale difficoltà che possono compromettere la salute del bambino o della madre», spiega Antonio D’Acunto, dirigente medico presso il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale “Santa Chiara” a Pisa. I casi possono essere davvero i più disparati, dalle cattive condizioni di salute della madre al cattivo posizionamento del bambino alla sproporzione tra le dimensioni del bacino materno «ma la realtà è che possono intervenire molti fattori a consigliare il ricorso alla chirurgia – continua D’Acunto –. È quindi necessario analizzare tutti i fattori che determinano un’alta incidenza dei cesarei perché, se è vero che in Italia vi si ricorre troppo spesso, è anche vero che la riduzione verso il 15 per cento raccomandato dall’Oms deve essere perseguita solo nell’interesse della mamma e del bambino e non per ragioni di politica sanitaria e risparmio di risorse».
diamoci un taglio C’è complessivamente una ragionevole responsabilità del personale medico, legata anche a una notevole pressione psicologica. Ogni mamma, infatti, vuole che il proprio bambino nasca sano e, ragionevolmente, nessuno è disposto a perdonare con disperata rassegnazione un errore che compromette la salute del proprio figlio. È naturale che molti medici, in particolare quelli con poca esperienza, preferiscano la via chirurgica all’affrontare situazioni che comportano rischi. Ne è un sintomo il fatto che oggi tutti i parti podalici (quando il bambino è girato al contrario al momento della nascita, ndr) avvengono per via chirurgica.
Però un ruolo fondamentale nel soprannumero di cesarei sembra averlo la futura mamma. Gioca un ruolo fondamentale, infatti, l’età della madre, che sempre più spesso in Italia è superiore ai trent’anni (31,8 di media) anche per il primo figlio, per non parlare delle moltissime mamme quarantenni. Il modo di partorire di queste donne è lo specchio non solo della loro età, ma anche della loro cultura e della società in cui vivono. Con l’avanzare dell’orologio biologico riproduttivo la possibilità di complicazioni al momento del parto aumentano e con loro aumenta in un certo senso anche il “valore emotivo” della gravidanza. «Per la donna non più giovanissima che si avvicina per la prima volta alla maternità la gravidanza è preziosa e questo ha un peso enorme nella scelta di come partorire – riprende D’Acunto –. Spesso è lei stessa a chiedere il ricorso al taglio cesareo in data programmata per proteggere il bambino da possibili complicazioni».
uso e abuso Inoltre la ricerca infruttuosa di una gravidanza sopra i trentacinque anni e il conseguente ricorso alla fecondazione assistita conducono a gravidanze plurigemellari che necessitano, per sicurezza, del ricorso alla chirurgia. «Non vi è dubbio che la nascita via taglio cesareo sia più sicura per il bambino – sottolinea D’Acunto –: si parla spesso della nascita come i primi cinque minuti di vita che possono cambiare il futuro e in fondo c’è molta verità in questo». Ma per la donna è sicuro partorire con il cesareo? «Oggi i rischi di un cesareo sono quelli associati a una normale operazione chirurgica, a meno di gravi casi di mala sanità che sono sempre possibili. Il cesareo è un’operazione sicura grazie anche al miglioramento della tecnica. Ad esempio, si può offrire la chirurgia minitraumatica, un intervento più dolce che permette di ottenere un recupero fisico più veloce, cicatrici praticamente invisibili e l’assenza di aderenze chirurgiche. Questo non significa che se ne deve abusare ma nemmeno, quando davvero serve, averne timore».
partorirai con dolore… Le ragioni della richiesta di cesarei da parte delle madri dunque sono molteplici e riservano un’ulteriore sorpresa: la paura della sofferenza durante il parto. «Molte donne si dichiarano terrorizzate dall’idea di provare dolore – racconta D’Acunto – e hanno tutte le ragioni di essere assistite sia dal punto di vista psicologico che medico, ma piuttosto che con l’abuso del cesareo con una migliore preparazione degli operatori e soprattutto garantendo loro l’accesso al parto indolore, effettuato attraverso l’anestesia epidurale. Questa, però, è ancora poco utilizzata in tutta Italia».
Esistono, in effetti, dati poco precisi sull’utilizzo dell’epidurale in Italia, ma quelli disponibili sono sconfortanti: si calcola che l’analgesia in travaglio non sia utilizzata – per varie ragioni – da più del 3,7 per cento delle donne, mentre negli Stati Uniti la media è del 9 per cento. Ma non è colpa delle donne. La diffusione dell’epidurale è a macchia di leopardo negli ospedali italiani, con solo il 16 per cento delle strutture che garantiscono questa possibilità 24 ore al giorno, perché, si sa, i bambini nascono sia nei giorni feriali che festivi, alle quattro del pomeriggio come del mattino.
madre coraggio Un’offerta che in un paese moderno dovrebbe essere scontata e incoraggerebbe molte donne a rinunciare al cesareo per paura della sofferenza, ma che si scontra con ostracismi di vario genere. L’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori) ha realizzato un’indagine telefonica regionale in Toscana nel febbraio 2006 per verificare l’esercizio effettivo di questo diritto da parte della paziente. In 12 dei 33 punti nascita della Toscana (36 per cento) era possibile partorire con l’epidurale; nei restanti 19 punti nascita non era previsto, neppure in teoria. Difficile credere che in tre anni questo vuoto sia stato colmato... Insomma un’interminabile sequela politica e la mancanza di risorse finanziare ha visto l’analgesia del parto prima inserita nei livelli di assistenza standard sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale e poi revocata, finendo sotto il controllo delle regioni, con la conseguenza ovvia che nascere in Italia, a seconda della regione dove si vive, diventa un viaggio in prima o in terza classe.
Il punto quindi, per gli addetti ai lavori, non è ridurre i cesarei per forza, ma garantire che ogni donna giovane e con una gravidanza fisiologica e a termine sia accompagnata verso il parto spontaneo in una struttura dove sia correttamente assistita e che le offra, se lo desidera, la possibilità di non soffrire durante il parto. Poco importa se questi casi rappresentano il 60 o il 90 per cento del totale.

VENUTO AL MONDO Si chiama Centro nascita Margherita ed è un punto nascita ideale quello presente a Firenze presso l’ospedale di Careggi. Un Centro dove tutto sembra improntato a criteri di sicurezza, ma anche a recuperare l’intimità e la spontaneità dell’evento nascita, in risposta alla crescente medicalizzazione della gravidanza e del parto. Le gestanti con gravidanze fisiologiche possono richiedere l’accesso a questa struttura d’eccellenza dove vivranno con la famiglia la nascita del bambino. La futura mamma viene assistita costantemente da ostetriche e personale di supporto durante il travaglio e il parto ricorrendo a massaggi e tecniche di rilassamento per il controllo del dolore, ma senza il ricorso a interventi farmacologici. Per assicurare la sicurezza totale di madre e figlio il centro è collegato direttamente attraverso un brevissimo corridoio al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Careggi dove il personale medico può intervenire in caso di difficoltà impreviste. Info: http://www.aou-careggi.toscana.it Area Nascita Margherita: tel. 0557947997
DOLCE VITA La chirurgia dolce per il cesareo. La classica tecnica chirurgica per l’esecuzione del cesareo è stata perfezionata da Michael Starck nel 1998. Oggi si stanno diffondendo varianti meno traumatiche dell’intervento che limitano la formazione di aderenze e garantiscono cicatrici praticamente invisibili. Si definisce “chirurgia minitraumatica” del cesareo e prevede l’incisione della sola epidermide e l’allargamento dei tessuti manualmente come le trame di una maglia. Grazie all’uso della retroilluminazione che evidenzia i vasi sanguigni, il chirurgo si fa strada verso l’utero senza l’uso del bisturi ed evitando di danneggiare troppo i tessuti. L’uscita del bambino è rapidissima in ogni cesareo, ma a differenza dell’operazione tradizionale la chirurgia minitraumatica prevede una fase accurata di ricomposizione dei tessuti della madre a partire dal peritoneo, la membrana che avvolge gli organi dell’addome. L’irrigazione dei tessuti ne evita la disidratazione e assicura la cicatrizzazione rapida. L’incisione, più corta di 4 cm rispetto a quella prevista da Starck, viene effettuata lungo la linea pubica e chiusa con una sutura ipodermica che non richiede rimozione dei punti. Con questa tecnica si assicura un più rapido recupero funzionale ed estetico, l’assenza di aderenze e meno dolore post-operatorio. Info: tel. 05021227
http://www.c-m-m.info  http://chirurgiaminitrumatica.blogspot.com
DATI DI NASCITA La natalità si è ridotta del 50% in 50 anni. L’età media delle donne alla prima gravidanza è oggi pari a 31,8 anni. Scarsa la partecipazione ai corsi pre-parto, intorno al 30%. L’88% dei parti avviene in strutture di ricovero pubbliche, l’11,5% in case di cura private, accreditate e non, e solo lo 0,2% presso il domicilio della donna. Il 44,6% delle madri ha una scolarità medio alta, il 39,4% medio bassa e il 16% ha conseguito la laurea. In media 1,2 ogni 100 gravidanze è ricercata con la PMA (procreazione assistita). In Gran Bretagna e Francia l’epidurale viene utilizzata dal 70% delle partorienti, dal 90% negli Usa, in Italia solo il 3,7% delle donne hanno ottenuto l’epidurale. Complessivamente il 63,3% delle partorienti non è stato sottoposto a nessun tipo di anestesia. Soltanto per l’11,2% dei parti spontanei è stata fatta l’anestesia: il 7,2% locale, il 3,7% epidurale.