Made in chinotto
Torna ai fasti delle origini il Chinotto Neri degli anni Sessanta, bevanda “cult” della tradizione italiana oggi rilanciata da un’azienda di imbottigliatori campani.
Un’ordinata processione di bottiglie, bottigliette e lattine incontro a un’imponente architettura di ingranaggi, che, a dispetto delle sgraziate apparenze, è capace di “maneggiare” con estrema cura il vetro e la plastica. In un baleno vengono riempiti, tappati, etichettati e confezionati centinaia di Chinotti Neri che finiscono in bottiglia dopo aver superato infusioni, miscelazioni, decantazioni, filtraggi e pastorizzazioni passando dai tini ai torchi, dagli alambicchi alla sala degli sciroppi. Un processo produttivo completamente automatizzato che avviene ancora all’interno dello storico stabilimento di Capranica (VT) – dove il Chinotto Neri è nato nel 1949 – sotto la supervisione di una dozzina di dipendenti, se si escludono gli stagionali, che tengono costantemente sotto controllo la produzione di una delle bevande analcoliche di maggior seguito tra le giovani generazioni degli Anni Cinquanta-Sessanta. leggi tutto »






