Ovvero la felicità

Che cos’è la “felicità” oggi? Lo abbiamo chiesto ad Adriano Fabris, professore di filosofia morale ed etica della comunicazione all’Università degli Studi di Pisa.

foto-ricordo.jpg

«Cominciamo col dire che mai come oggi ci s’interroga tanto su questo argomento. Si moltiplicano libri, pubblicazioni, convegni. Questo è un segno di disagio. Se infatti siamo così felici come sembriamo, perché interrogarci sulla felicità?». Disagio? «Sì. E il disagio forse nasce dal fatto che non sappiamo che cos’è la felicità. Chiediamolo ai grandi pensatori del passato. Sono sostanzialmente tre i filoni di pensiero: il primo considera felicità l’equilibrio tra le diverse parti del sé; il secondo è rappresentato dalla dottrina per la quale essere felici significa perseverare nella virtù, per il terzo felicità consiste nell’ottenimento di tutto ciò che mi dà gioia e piacere». leggi tutto »

Felici e scontenti

salute, relazioni familiari profonde e amicizie solide. È questa la ricetta della felicità? Ovvio, eppure non lo è. E di certo il Pil – prodotto interno lordo – da solo non ci dà la misura del reale benessere di un paese, meno che mai di ognuno dei suoi abitanti.

felice.jpg

I soldi non danno la felicità, ma aiutano. E parecchio anche. Due luoghi comuni nella stessa frase sono utili a capire meglio di che parliamo quando mettiamo in relazione un bene materiale e tangibile come il denaro (con tutto ciò che ci permette di fare, comprare, costruire, realizzare) e la felicità, cioè quello stato di appagamento – possibilmente duraturo – che ognuno di noi, indipendentemente dalla posizione che occupa nella società, cerca di conseguire per sé e per chi gli è vicino. «L’adagio è vero, ma il punto in realtà è a che prezzo si ottiene la prosperità economica, i soldi di per sé non fanno male, ma il gioco non vale la candela se il prezzo è la desertificazione dei rapporti – spiega Stefano Bartolini, professore di economia politica e sociale all’Università di Siena –. leggi tutto »

A cattivo mercato

Pensavamo di avere aperto una stagione di crescita infinita, invece ci siamo svegliati dal sogno dell’abbondanza a buon mercato. L’economista Luigino Bruni ci spiega perché il sistema non funziona più.

cattivo-mercato.jpg

Siamo nel bel mezzo della prima grande crisi della globalizzazione smarriti e preoccupati dalla mancata promessa della crescita infinita alimentata da una finanza che, insieme allo sviluppo dei mezzi di comunicazione e del commercio mondiale, ha scatenato una stagione di consumi straordinaria. Che ora si è inceppata nei circoli viziosi della finanza stessa. «C’è stata una dissociazione della ricchezza dal lavoro umano – dice Luigino Bruni, docente di Economia all’Università “Bicocca” di Milano –. Prima l’idea di ricchezza era legata al lavoro, a un certo punto si è introdotta l’idea che ci si può arricchire anche senza lavorare». leggi tutto »