Rapporto pelican
Per quanto tempo ancora vogliamo sopportare l’inquinamento che l’estrazione, la raffinazione e il trasporto del greggio causa in tutto il mondo?
Staremo a vedere se, almeno questa volta, chi ha inquinato pagherà tutto intero il prezzo della sua avidità. E sarebbe la prima volta che una compagnia petrolifera si accolla il totale delle spese per rimediare a uno di quei disastri di cui non riusciamo a liberarci. Finora quelle spese le hanno sempre pagate i governi nazionali e la pulizia l’hanno fatta cittadini volontari e forze dell’ordine, protezione civile e vigili del fuoco. Ma quanto ci piacerebbe vedere i dirigenti della BP con le maniche rimboccate, sporchi di petrolio fino ai capelli, ripulire pellicani e setacciare spiagge. Il pellicano bruno, simbolo della Lousiana, appena uscito dalla lista degli animali in via di estinzione, rischia di tornarci di corsa. leggi tutto »
Palma nera
Si distruggono le foreste tropicali per fare spazio alla coltivazione intensiva dell’olio di palma, da cui si ottengono carburanti ecologici come il biodiesel. Ma conviene? leggi tutto »
Castelli di sabbia
È partita la campagna di Greenpeace per fermare l’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose in Canada.
Quest’operazione è un crimine ambientale a tutti gli effetti, perché può avvenire solo con il ricorso a una tecnica assai più inquinante dei tradizionali pozzi del petrolio. Per diversi motivi: sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua per ottenere un barile di petrolio; vengono creati enormi serbatoi delle dimensioni di laghi le cui acque contengono dei prodotti chimici altamente tossici; vengono distrutte le foreste boreali canadesi, uno dei polmoni della Terra, fondamentali nel mitigare gli effetti del riscaldamento globale. leggi tutto »
Mare nero
Cinque anni dopo il naufragio della petroliera Prestige al largo delle coste della Galizia, nel nord-ovest della Spagna, lo Stato spagnolo ha quantificato il danno provocato dalla catastrofe ecologica in 938 milioni di euro destinati a risarcimenti, bonifiche e indennizzi. Ancora oggi, però, non è stato accertato se le responsabilità siano dei proprietari della petroliera o della società che emise il certificato di navigabilità.









