La ventiquattrore
24 ore su 24 – o quasi – 7 giorni su 7 connessi, rintracciabili, disponibili sempre e comunque. L’ufficio si porta a casa grazie – o per colpa? – di telefonini, pc, palmari, mail e internet, skype e altre “meraviglie” della tecnologia che dovevano aiutarci a ridurre l’orario di lavoro. Ironia della sorte.
Ma dobbiamo proprio rispondere al cellulare mentre si sollevano i pesi in palestra o controllare la posta sul blackberry in diretta dal tapis roulant? E mentre si mette sul fuoco la pentola con l’acqua dare una sbirciata a documenti e file sul portatile? Certo che sì, è più forte di noi. E poi l’ennesima videochiamata del giorno con sotto il naso il quaderno del figlio ancora tutto da controllare e prima di abbandonarci nelle braccia di Morfeo e-mail urgentissime, ultime gocce della solita pioggia giornaliera. leggi tutto »
Prova legale
Solo nel settore ortofrutticolo Coop ha circa 120 fornitori che a loro volta hanno 14.500 aziende sottostanti. Ecco come Coop li controlla. In nome dell’SA8000.
Nel 1998 – prima azienda europea e fra le prime al mondo – Coop ha ottenuto la certificazione etica secondo lo standard SA8000 che prevede requisiti di esclusione del lavoro minorile, di sicurezza e di salubrità dell’ambiente di lavoro, combatte le discriminazioni di qualsiasi tipo (razziali, sessuali, di religione), stigmatizza le pratiche coercitive, richiede che stipendi e salari siano nel rispetto delle leggi vigenti. «Tutti i fornitori di prodotto a marchio Coop hanno sottoscritto tali requisiti, impegnandosi a estenderli lungo l’intera filiera produttiva » dice Claudio Mazzini, responsabile Innovazione Qualità e Valori di Coop Italia. leggi tutto »
La vita agra
Con Rolando Magnano di Medici Senza Frontiere parliamo di agricoltura e migranti nel Sud Italia, braccia a poco prezzo, senza tutele, esposti alle malattie. E chi dovrebbe fare qualcosa non lo fa.
Arrivano sani in Italia e poi si ammalano perché quando tornano a casa dai campi non hanno acqua potabile né luoghi asciutti e salubri dove stare. Sono queste le persone che sostengono gran parte dell’agricoltura nel Sud Italia. difficile fare una mappatura capillare della presenza di migranti nelle regioni del meridione – dice Rolando Magnano di Medici Senza Frontiere –. In genere la manodopera tende a concentrarsi nel Foggiano per la raccolta dei pomodori, nella piana di Gioia Tauro e nel Siracusano per gli agrumi e nell’area di Castel Volturno» leggi tutto »
Lavoro nero
Ultraflessibile, senza diritti, senza possibilità di rivendicarli. Ecco come il migrante, meglio se clandestino, finisce nell’abisso del lavoro nero e dell’economia irregolare. Quella che rappresenta il 19 per cento del Pil, quella che riduce in schiavitù gli esseri umani nelle campagne del Mezzogiorno.
Sono i nuovi schiavi del Terzo Millennio, carne da macello senza diritti e senza voce, esseri umani privi di umanità dei quali un’economia sempre più nera, in cui non di rado si insinua il cancro della malavita, ha un bisogno sfrenato. In Italia quasi il 19 per cento del Pil viene dal sommerso, mentre la media europea è solo del 5 per cento. Forse non è un caso che un’economia basata in gran parte sul lavoro irregolare abbia bisogno di queste figure di lavoratori ultraflessibili, che non hanno diritti e non possono rivendicarli. leggi tutto »
Vite sospese
Anziché andare a scuola, studiare, giocare, vanno al lavoro ogni mattina per due spiccioli.
La vita precaria di tanti ragazzini appesi a un lavoro precoce, rischioso, nell’ombra, sfruttati non dall’altra parte del mondo, ma in Italia. Giuseppe ha quindici anni e lavora da più di un anno. Si sveglia alle cinque per andare a lavoro in un cantiere edile. Il suo è un lavoro malpagato, rischioso, soprattutto precoce. leggi tutto »









