Pietra preziosa
Breve viaggio nel villaggio di Muhanga nel Nord Kivu, in Congo, dove l’associazione La Pietra Vivente è al fianco degli “invisibili” del mondo.
Appassionato di montagna, massese, insegnante in pensione, da sempre Elia Pegollo è impegnato in favore dei popoli “invisibili” del mondo. Da alcuni anni, con l’associazione La Pietra Vivente (http://www.lapietravivente.it) di cui è cofondatore, sostiene il piccolo villaggio di Muhanga nel Nord Kivu, Congo, da dove è recentemente rientrato. Qual è la situazione laggiù? «Critica e pericolosa. È di gennaio l’ultimo saccheggio ad opera dei ribelli nazionalisti a cui si sono aggiunti i soldati regolari inviati nella regione per scacciare i fuoriusciti ruandesi. Una situazione davvero drammatica per i 1.600 abitanti del villaggio che si sono visti distruggere i campi coltivati dai quali ricavano il cibo. La denutrizione, soprattutto dei bambini, è una vera emergenza».
Com’è entrato in contatto con questa realtà? «Nel 2001 partecipammo al primo Simposium per la pace in Africa dove conoscemmo don Giovanni Piumatti, un missionario italiano che rappresentava due piccoli villaggi tra cui Muhanga, nel cuore della foresta».
Che aiuto date a Muhanga? «Abbiamo realizzato un reparto di maternità, un dispensario per i farmaci essenziali e un piccolo pronto soccorso che funziona con quattro infermiere formate per questo».
Come finanziate gli interventi? «Grazie al tam-tam tra i privati ma anche alle nostre istituzioni: Comune, Provincia e Asl di Massa Carrara che non ci fanno mancare il loro sostegno finanziario. Abbiamo poi intessuto una rete di gemellaggi tra single e famiglie, che con 26 euro al mese adottano altrettanti nuclei familiari di Muhanga. Altre piccole somme arrivano dalla vendita del calendario annuale dell’Associazione e da un libro sulle Alpi Apuane».
Qual è l’ostacolo più difficile da superare quando si cercano aiuti? «La poca conoscenza che c’è di realtà così drammatiche. Dal Congo alla Palestina, dal Kossovo alla Colombia, dall’Iraq alla Bosnia, sono moltissime le persone senza voce e senza volto».
Con che motivazione proseguite su questa strada? «Non ci si può fermare quando, pur nell’assoluta povertà, ci si imbatte in una dignità e un senso della solidarietà che noi ormai abbiamo smarrito».












invia un commento: