Per precauzione

Niente ogm per i prodotti a marchio Coop, sicuri e garantiti da un rigoroso sistema di controlli.

ogm.jpg

«Siamo molto preoccupati per le recenti aperture della Commissione Europea sulle coltivazioni ogm. Noi riteniamo che non ci sia ancora sufficiente chiarezza in merito ai rischi e agli impatti a medio-lungo termine di questi prodotti. Ma, oltre a questo, occorre tener conto del fatto che tutti i sondaggi d’opinione effettuati mettono in evidenza una netta indisponibilità al consumo di alimenti transgenici anche perché, oltre a non percepire vantaggi dall’introduzione di queste nuove tecnologie, i consumatori sentono fortemente minacciato il proprio diritto di scelta». A parlare è Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. Dichiarazioni le sue che confermano la rigorosa impostazione che Coop si è data sul tema ogm già a partire dal 1997, dietro allo slogan “conoscenza e prudenza”. «Di fronte alle notizie che vengono da Bruxelles – continua Tassinari –, auspichiamo che l’Italia, seguendo l’intenzione decisamente contraria all’introduzione degli ogm annunciata dal Ministro Zaia, decida con tempestività, utilizzando tutti gli strumenti normativi e amministrativi disponibili, evitando che il sistema agroalimentare nazionale precipiti in un caos ingovernato ed esposto alle contaminazioni.

Ricordiamo che Germania e Francia per il mais mon 810 – l’unica varietà di mais autorizzata in Europa – hanno già applicato la clausola di salvaguardia interrompendone la coltivazione». «Dal canto nostro – prosegue Tassinari – la cosa che intendiamo ribadire con la massima forza a tutti i nostri soci e ai consumatori è che comunque i nostri prodotti a marchio sono oggi e continueranno ad essere domani senza ogm. Questo perché da anni – e siamo stati i primi a farlo – abbiamo definito un rigoroso sistema di controlli, su tutta la filiera. Un sistema che parte dalle materie prime, dal tipo di mangimi utilizzati, dalle caratteristiche del processo produttivo. Sono scelte che hanno comportato maggiori costi di approvvigionamento e quindi un investimento di circa 10 milioni di euro. Per questo quel che vogliamo e quel che chiedono i consumatori è che questo diritto di scelta sia garantito nella convinzione che, per una sistema agrario come quello italiano, fatto di tipicità, piccole quantità ed elevata qualità, l’introduzione degli ogm sarebbe un danno enorme». Nello specifico dell’annunciato via libera UE alla coltivazione della patata Amflora, Coop precisa che si tratta di un prodotto non destinato al consumo umano, bensì per l’industria carta o in alternativa per l’alimentazione degli animali.

Quindi, ancora una volta nessuna innovazione destinata a dare benefici agli esseri umani, casomai un aumento del rischio concreto di contaminazione sia in campo che nelle filiere alimentari. Questa patata infatti contiene un gene marcatore antibiotico che può generare resistenza nei batteri naturalmente presenti nel tratto intestinale degli esseri umani o animali tanto da sollevare dubbi e obiezioni anche da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia Europea del Farmaco: problemi evidenziati anche all’interno del comitato ogm dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) che, contrariamente alle consuetudini, ha registrato posizioni contrarie al suo interno, esprimendo un sì a maggioranza

invia un commento:

Il contenuto di questo campo è privato e non verrà mostrato pubblicamente.
CAPTCHA
La domanda serve per verificare che tu non sia un software usato per spam. Attenzione: il sistema distingue tra Maiuscole e minuscole (scrivere: Geppetto è diverso da scrivere geppetto)