Promemoria
Giorni fa sono stata invitata alla sede dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) con Dacia Maraini, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Giuliano Montaldo, Moni Ovadia, il direttore del museo di via Tasso che sta per chiudere, e tanti altri. C’era anche una teca con la camicia rossa di un garibaldino morto combattendo vicino al medagliere dell’Anpi.
E c’era soprattutto uno spirito commosso e condiviso di rispetto per un momento così alto della nostra storia, nell’accostamento ideale di Risorgimento e Resistenza. Le motivazioni di tanti giovani e meno giovani di ribellione alla violenza, di sopruso di anni oscuri e terribili era come l’abbraccio di un’umanità sempre presente, anche quando non appare. Pensiamo ai giovani iraniani, pensiamo alla Thailandia, all’Africa, al Sudamerica, a chi lotta contro le mafie, a chi dona con amore la sua disponibilità a chi soffre. Insomma, quello che voglio dire è semplicemente questo: riprendiamo i contatti con ciò che di più bello esiste, dalle persone alle memorie.
Difendiamo la nostra identità di italiani “uniti” contro gli egoismi più volgari che tanti esempi continuano a stimolare, combattiamo per elevare il tono dei nostri pensieri frequentando l’arte, la musica, la natura che ci appartengono da sempre e che non ci tradiranno mai. Respingiamo l’idea di un’umanità robotica, stordita, senza valori se non quelli del consumo.
Scusatemi, so di non avervi divertito, ma so anche di avervi comunicato qualcosa che è rispetto e amore per voi che leggete. Perché sono certa che mai come oggi abbiamo il dovere di ritrovare dignità e collaborazione, proprio come i giovani degli anni Trenta, come i miei genitori e i loro amici. Combattenti per un sogno, (in parte) realizzato.










