Regina TV

Tra cambi d’abito e guerra dei pretendenti, come cambia il panorama televisivo italiano col passaggio al digitale e la crescita del satellite. Rai sempre più sulla difensiva, mentre Sky, come ricavi ha superato Mediaset, che resta però “padrona” della pubblicità. E la sfida continua...

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"Una bestia insidiosa, una Medusa in grado di paralizzare un miliardo di persone ogni sera, una sirena che chiama e alletta promettendo così tanto e concedendo, in definitiva, così poco”. Parole di Ray Bradbury, il grande scrittore di fantascienza che, scrivendole nel 1953 (cioè un anno prima che la tv cominciasse a trasmettere in Italia, cosa che avvenne il 3 gennaio 1954), sulla televisione e sulle sue qualità aveva evidentemente le idee piuttosto chiare. Ma oggi, a quasi 60 anni di distanza, queste parole sono state davvero profetiche o suonano solo come anatemi fuori luogo?

A giudicare dalle polemiche e dalle vivaci discussioni che ancor oggi accompagnano vita e avventure di quella “scatola magica” chiamata televisione c’è da dire subito che se anche l’apocalittico Bradbury avesse (nel merito) avuto ragione, il mondo, di cio`, se n’è bellamente fregato, andando piu` che mai a braccetto con la tv, divenuta membro aggiunto delle famiglie e compagna quotidiana per miliardi di persone. Insomma una finestra sulla realtà che ha offerto e offre informazione, divertimento, svago, approfondimenti e cronaca. Accompagnati sempre piu` dall’illusione, per noi utenti, di essere protagonisti decisivi, o grazie all’interattivita` che ci illude di decidere chi debba restare in determinati programmi o, addirittura, andandoci noi in tv, uomini della strada, celebri per pochi minuti, ad aprire pacchi, cantare o raccontare i litigi col vicino di casa.

Il Censis: è la tv che forma le opinioni Una tv, in sostanza, di cui si parla in continuazione, tra polemiche politico- culturali ed evoluzioni tecnologiche, soprattutto in Italia. Un’Italia in cui, ad esempio, la televisione è il principale mezzo utilizzato per formarsi un’opinione sull’offerta politica. Lo ha documentato una indagine del Censis sulla campagna elettorale per le europee del 2009: ben il 69,3% degli elettori si è informato e ha scelto chi votare attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali. I Tg sono il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%). Del resto che la tv contasse anche in politica lo si scoprì nel 1989 in Brasile quando la potente Rete Globo si schiero` senza indugio per il candidato alla presidenza, Fernando Collor de Mello. Gli studi dimostrarono che chi guardava quella tv voto` per il 13% in piu` a favore di Collor. Ma stando sempre in Brasile (e lasciando la politica), ci sono anche studi della Banca mondiale, che testimoniano come i giovani delle baraccopoli che guardano la tv, hanno molte meno probabilità degli altri di fare uso di stupefacenti.

Dunque la tv come fonte d’istruzione e di educazione. Mettendo comunque in conto che il dibattito se la tv sia o meno una “cattiva maestra” (come teorizzato dal grande filosofo Karl Popper) sia destinato a durare ancora a lungo, qui vorremmo provare ad approfondire meglio quale è stata e quale sarà l’evoluzione del mezzo televisivo prossimo venturo. Una questione che incrocia piattaforme tecnologiche, moltiplicazione dei contenuti e modalità con cui la grande torta televisiva (che a livello mondiale vale 272 miliardi di euro l’anno) si autoalimenta da un punto di vista economico, tra pubblicità, canoni pubblici e abbonamenti alle Pay tv private.

Entro il 2012 digitale per tutti Lo spunto viene dall’ormai avviato passaggio alla tecnologia digitale terrestre, un passaggio, già avvenuto in diverse regioni e che sarà completato (in Italia come nel resto d’Europa) per la fine del 2012. Per quella data, il sistema analogico scomparirà a vantaggio del segnale digitale, un segnale che si presenta come una sequenza numerica e che viene trasmesso da ripetitori che si trovano sulla terra (senza antenne paraboliche). Per riceverlo occorre avere un apparecchio dotato di apposito decoder. Rimandando all’apposita scheda sui numerosi problemi che comunque il passaggio al digitale sta incontrando (effettiva ricezione del segnale, tipo di decoder, ecc.), resta il fatto che di sicuro l’offerta televisiva per gli utenti aumenterà, anche perchè a parità di banda disponibile sul digitale possono stare un maggior numero di canali. Oltre a quelli tradizionali già disponibili con la tv analogica (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Canale 5, ecc.) col digitale si aggiungono altri canali Rai (da Rai 4, a Rai Storia, da Gulp a Rai Sport piu`) e Mediaset (Iris e Boing), oltre ad altri canali privati, sempre gratuiti, come i due di Sport Italia. In piu` c’è il digitale a pagamento (tutti i canali Mediaset Premium, poi quelli di Dhalia Tv che ha preso il posto di La 7 Cartapiu`).

Questo imponente passaggio, che di fatto riguarderà tutte le famiglie italiane, si incrocia con una serie di altre modifiche già in corso nel mercato tv italiano, legate in particolare alla diffusione della tv satellitare ed in particolare di Sky. Il tutto ha finito col disorientare un po’ i consumatori, spesso indecisi sul da farsi, timorosi di incappare in spese inutili e di complicarsi la gestione dei momenti di relax familiare davanti allo schermo.

Il mercato che cambia: nei ricavi Sky ha superato Mediaset Qui è utile fare un passo indietro, per descrivere l’evoluzione piu` recente del sistema tv italiano, un sistema che vale circa 8 miliardi e mezzo di euro. In questo contesto la novità piu` saliente è la crescita di Sky, che nel 2008 (con 2.640 milioni di euro di ricavi) ha per la prima volta superato Mediaset (a quota 2.531), andando al secondo posto dietro alla Rai (con 2.729 milioni). Tra i grandi operatori la sfida è sempre piu` senza esclusione di colpi: Sky ha fatto ricorso al Tribunale accusando Mediaset di aver rifiutato di tarsmettere gli spot di un concorrente, mentre Mediaset ha fatto ricorso all’Antitrust contro la chiavetta Sky che consente di vedere sul satellite i canali digitali.

Ma, mentre Sky e Mediaset come fatturato nel 2008 sono scresciute sul 2007 (rispettivamente piu` 9% e piu` 5%), la Rai è calata (-0,2%). Dunque l’immagine del duopolio di cui tanto si è parlato in questi anni va evolvendo, visti gli ormai piu` di 4 milioni e mezzo di abbonati a Sky. In piu` c’è da dire che la Rai sembra arrancare piu` dei concorrenti, legata com’è alle entrate del canone (che anche esponenti del governo hanno di fatto invitato a non pagare) e penalizzata da polemiche costanti che riducono l’attenzione per la qualità dei prodotti. Così, con Sky che aumenta gli abbonati e Mediaset che comunque la fa da padrone sul piano degli spot, la tv pubblica è sempre piu` sulla difensiva. Anche qui è utile guardare qualche dato. Se anche tra 2007 e 2008 le entrate della pay tv sono cresciute del 12% e quelle pubblicitarie sono calate dell’1%, analizzando la sola pubblicità, si scopre che la quota Rai è calata del 3,6%, mentre quella Mediaset è cresciuta del 5%. Cioè Mediaset, con 2.165 milioni di euro, raccoglie ben il 55,1% dell’intero fatturato pubblicitario, lasciando alla Rai il 27,9% (con 1.096 milioni) e a Sky il 5,9% (con 232 milioni).

Se il 2009 segnerà, specie sul piano della pubblicita`, una significativa flessione per tutti (almeno del 10%), guardando ai prossimi anni c’è chi stima che Mediaset, quando il mercato pubblicitario ripartirà potrà risorpassare Sky come ricavi complessivi. E qui si conferma l’altra anomalia tutta italiana legata allo strapotere della tv (e in particolare di Mediaset), capace di risucchiare risorse pubblicitarie a scapito della carta stampata. Sempre nei dati 2008 (contenuti nella relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), a livello mondiale la tv raccoglie il 37,9% degli investimenti pubblicitari; una quota che a livello europeo scende al 30,3% e in Italia risale a un impressionante 55,5%.

L’evoluzione del mercato televisivo italiano Ma torniamo al nostro mercato tv. Secondo gli scenari ipotizzati dal centro specializzato e-Media Institute, al traguardo del 2012 i ricavi della pay tv supereranno quelli degli spot (erano il 2% del fatturato complessivo del sistema tv nel 1992, arriveranno al 58%), con circa 5 milioni e mezzo di famiglie abbonate. Come ha spiegato il direttore dello stesso e-Media Institute, Emilio Pucci, “per ora non ci sono segnali che la crisi economica possa avere un impatto negativo sui consumi di tv a pagamento”. Magari si andrà verso offerte economiche, flessibili e meno onerose rispetto ai pacchetti di abbonamento omnicomprensivi.

Del resto, non solo per merito del digitale, l’evoluzione dell’offerta tv va sempre piu` verso la personalizzazione. In arrivo entro l’anno dovrebbe essere, ad esempio, la catch up tv di Mediaset, con la quale, pagando, si potranno vedere su Pc i programmi del giorno prima. Dunque piu` canali da vedere, in cifra assoluta, e molte piu` modalità di poterli seguire anche con pacchetti e abbonamenti selezionati. Basti pensare che oggi in Italia esistono 400 canali di tv digitale, di cui 220 ricevibili in chiaro e 180 inclusi nelle offerte a pagamento. Difficile poi, immaginare un’apertura del mercato ad altri soggetti imprenditoriali. Sempre secondo Emilio Pucci “si andrà sempre piu` verso una concentrazione del mercato tv, così come per tutti i mercati editoriali”. Le nuove tecnologie funzionano infatti con un sistema di barriere che si abbassano all’inizio, ma poi si rialzano subito: esempi tipici sono i casi di Google, Wikipedia o Face book, prime a entrare in un settore e diventate in poco tempo istituzioni dominanti nei rispettivi ambiti. Per completare la panoramica sul futuro della tv, un cenno va fatto anche alla Iptv, ovvero alla tv vista attraverso internet e il computer.

Un fenomeno oggi marginale (nel mondo non siamo neppure al 2%), con la sola eccezione della Francia (al 14,4%). In Italia pesa in primo luogo un fattore strutturale e cioè l’arretratezza tecnologica della rete. Ma il governo ha appena annunciato che l’investimento sulla banda larga è rinviato a data da destinarsi, causa crisi .


Un business mondiale da 272 miliardi di euro
Nel 2008 1 miliardo e 100 milioni di famiglie con la TV

A fine 2008 nel mondo circa 1 miliardo e 100 milioni di famiglie possedevano un apparecchio tv. Di queste il 43% e` raggiunto tramite la diffusione terrestre, il 38% dalla tv via cavo (poco diffusa in Italia ma molto presente altrove: negli Usa e` al 57%, in India al 69%, in Germania al 58,7%). Poi c’e` un 17% di tv satellitari e un 2% della internet tv. La digitalizzazione delle reti sta avvenendo progressivamente ovunque. Gia` oggi un terzo delle famiglie fruisce di servizi televisivi digitali. Negli Usa gia` il 75% delle famiglie ha apparecchi digitali, in Giappone e` il 72%, nel Regno Unito il 91%, in Francia il 77% e in Spagna il 74%. All’estremo opposto stanno America del sud (8,5%) e ancor piu` indietro Cina e India. In prospettiva, secondo la relazione dell’Autorita` per le garanzie nelle comunicazioni, le trasmissioni via cavo e satellitari sono destinate a crescere a svantaggio del terrestre. Il mercato televisivo mondiale nel 2008 valeva 272 miliardi di euro, di cui 102 il solo mercato Usa, seguito dall’Europa con 87 miliardi. La torta delle entrate vedeva prevalere la pubblicita` (che vale il 48,8%), seguita dagli abbonamenti Pay tv (41,5%) e dal canone (9,7%). Il mercato della tv a pagamento riguardava nel 2008 oltre 550 milioni di abbonati con la previsione di superare, gia` nel 2009, la quota di chi riceve la tv gratuitamente. Di questi 550 milioni di abbonati, 425 sono quelli che usano la tv via cavo, mentre quelli col satellite sono 97 milioni.

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