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Si comincia da bambini e si continua da adulti. Allora contro l’obesità infantile tanto movimento, un corretto stile di vita, una sana alimentazione. I consigli degli esperti, il contributo di Coop.
Se ci coglie da bambini l’obesità è ancora più pericolosa e col passare degli anni diventa sempre più difficile liberarsene: il 25 per cento dei bambini in sovrappeso a 6 anni e il 75 per cento di quelli in sovrappeso a 12 resterà tale da adulto. In più l’obesità si sta espandendo come un’epidemia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che in Europa l’obesità interesserà, già dall’anno prossimo, 150 milioni di adulti e 15 milioni di bambini. Solo in Italia il 33,9 per cento degli adulti è in sovrappeso, il 9 è obeso; la presenza di sovrappeso e obesità nei bambini è del 36 per cento, il che fa dell’Italia uno dei paesi più colpiti da questo disturbo (dopo il Portogallo).
peso specifico Le conseguenze dell’obesità infantile possono essere molto gravi: il bambino obeso può sviluppare patologie, soprattutto di natura cardiocircolatoria (come l’ipertensione arteriosa) o muscoloscheletriche (come certe artrosi dovute all’aumento delle sollecitazioni sulle articolazioni della colonna vertebrale e degli arti inferiori) e anche di tipo metabolico (come il diabete o il colesterolo alto o addirittura la steatosi epatica, detta anche fegato grasso).
I costi sociali dell’obesità in Italia sono molto alti: tra adulti e bambini si calcola che possano arrivare fino all’8 per cento della spesa sanitaria totale. «Per non parlare dei costi psicologici – spiega una delle massime autorità in materia, la pediatra Margherita Caroli, presidente dell’European Childhood Obesity Group (Ecog) – anche se oggi un bambino grasso è molto meno canzonato dai suoi coetanei di quanto non succedesse in passato, proprio per la generalizzazione del fenomeno. E anche i genitori spesso sottovalutano il problema e magari dicono che tanto poi quando crescerà perderà peso... Niente di più falso. Il problema del sovrappeso infantile va affrontato subito, più passa il tempo e più difficilmente sarà risolvibile».
Ma quali sono le cause dell’obesità? «Non sono cause genetiche, ma soprattutto ambientali. Mi spiego: un determinato ambiente può favorire l’espressione dell’obesità. A partire dalla presenza di genitori già in soprappeso; dalla continua disponibilità di cibo; dall’insufficiente possibilità di muoversi. E anche il cambiamento delle temperature – dentro casa e fuori – ha la sua importanza: il freddo fa consumare più calorie».
ore pasti Ma prevenire l’obesità infantile si può. In questo senso, quali consigli possiamo dare ai genitori per aiutarli a prevenire e a combattere l’obesità dei figli? Risponde Caroli: «Cominciamo con quelli a portata di mano delle mamme e dei papà. Ad esempio, va evitato l’uso prolungato del passeggino fino a 3-4 anni. Lo so che è comodo per i genitori e inoltre sul passeggino i bambini sono più sicuri, specie nelle strade di città, ma così li disabituiamo a camminare. Bisogna poi fare in modo di farli andare a scuola a piedi e in generale di farli muovere di più. Bisogna anche stare molto attenti all’utilizzo della televisione. Deve essere spenta ai pasti e tolta dalla loro cameretta, altrimenti la guardano da soli per troppe ore di seguito. E si lascia campo libero agli spot dedicati ai bambini, zeppi di suggestioni alimentari, in cui il cibo è associato al piacere, al buonumore, al divertimento, addirittura all’affetto. E poi è provato che la Tv nella stanza da letto riduce il sonno; e c’è una correlazione diretta – per meccanismi ormonali di recente scoperta – tra il sonno scarso e insufficiente e il sovrappeso anche negli adulti».
buon appetito! Sul fronte dell’alimentazione secondo gli esperti va promosso l’allattamento al seno fino a due anni, perché è un fattore protettivo contro l’obesità fino all’adolescenza. «Assolutamente no al biberon sempre a portata di mano fino a 4-5 anni – sottolinea Caroli –. I nostri bambini sono continuamente alimentati, non sanno neppure cosa significa avere lo stomaco vuoto. Anche noi grandi, in verità, non sappiamo più cosa significa avere fame... Al massimo ci viene un leggero appetito. Poi è meglio mangiare insieme, a partire dalla colazione che è importantissima. I nostri studi rilevano una correlazione tra una buona colazione e una minore predisposizione all’accumulare chili in più. Poi bisogna farsi aiutare dai bambini nel preparare gli alimenti, non dare sempre loro quello che chiedono e quello che a loro piace. Devono essere educati al mangiare, ai gusti nuovi, ad apprezzare alimenti che sulle prime magari non li attirano... Io lo dico sempre ai genitori: vero o no che i bambini a scuola vorrebbero solo fare canto e disegno? Eppure, io devo insegnare loro anche altro. L’educazione alimentare non è diversa da altre modalità educative. I bambini hanno il gusto addormentato, i genitori devono svegliarlo, facendo loro apprezzare tutti i sapori.
Pensate che il consumo di frutta fra i bambini europei è molto scarso, anche nei paesi che per tradizione sono forti produttori come l’Italia. In uno studio recente si evidenzia come su circa mille bambini fra 6 e 10 anni di età solo 15, pari all’1,6 per cento, sono soliti consumare frutta a scuola come snack». ricchi e poveri C’è dell’altro: lo svantaggio sociale ed economico sembra essere oggi l’ambiente in cui l’obesità si sviluppa più facilmente. «È così in tutto il mondo ricco – conferma Caroli –. Se sono svantaggiato culturalmente ho meno competenze, non so quello che mi fa bene e quello che mi fa male, credo meno in me stesso, cerco compensazione nel cibo. Attenzione, però, non è colpa delle persone, ma dell’ambiente: tra l’altro i prodotti alimentari che costano meno, cioè quelli acquistati dalle persone meno abbienti, sono normalmente i più ricchi di grassi, di zuccheri e che dunque fanno ingrassare di più. Proprio questi prodotti sono anche quelli più pubblicizzati. E una persona svantaggiata è più permeabile al messaggio pubblicitario».
E qui arriviamo al tema della reale utilità di un prodotto alimentare “virtuoso” come quelli che propone Coop per i bambini. L’Oms dice che bisogna rendere facili le scelte salutari anche attraverso cibi pronti che rispettino le loro indicazioni. Per spiegare quanto sono utili prodotti del genere la presidente dell’Ecog ci fa un esempio personale. «L’altro giorno, in un grande ipermercato, cercavo dei semplici biscotti per la colazione. C’erano due corsie con ogni tipo di biscotto, ma tutti contenevano oli tropicali, dannosi per la colesterolemia... Ma per tornare ai prodotti virtuosi, migliori dal punto di vista nutrizionale, si stanno diffondendo anche presso altri marchi, ma solo come seconda linea, molto più costosa, cosa che Coop non fa. Ecco perché noi come Ecog abbiamo voluto questa specifica collaborazione: perché non è etico precludere la buona e corretta alimentazione a chi non se lo può permettere».










