Ridimensionare la finanza

Intervista a Emiliano Brancaccio, docente di macroeconomia all’Università del Sannio

ridimensionare la finanza.jpg

«L’economia mondiale non è in crisi solo per la mancanza di fiducia, è in crisi perché la continua e progressiva erosione dei redditi ha determinato un calo della domanda mondiale». Emiliano Brancaccio, docente di macroeconomia presso l’Università del Sannio, ha le idee piuttosto chiare sulle ragioni della crisi. Ma è scettico sugli effetti benefici delle misure di salvataggio delle banche messe in atto dagli Stati e teme che le conseguenze sull’economia reale saranno pesantissime se lo Stato non assume un ruolo diretto nella raccolta e nell’orientamento dei flussi di denaro.

Professor Brancaccio, finalmente il Nobel a un keynesiano. «Ma quale keynesiano, Krugman è un economista che adopera una metodologia di tipo neoclassico sulla quale propone l’introduzione di moderate politiche keynesiane. Per esempio, la sua interpretazione di questa crisi finanziaria è di tipo psicologico e soggettivista».

Cioè? «A suo parere la crisi scaturisce dall’incepparsi del meccanismo della fiducia, una volta ripristinato il quale tutto ritornerà a funzionare come prima».

Invece? «Invece questa posizione è criticata da chi pensa che la crisi sia dovuta fondamentalmente a colossali sperequazioni tra profitti e salari che hanno determinato un calo della domanda mondiale al quale fino ad ora hanno fatto fronte gli Stati Uniti grazie all’indebitamento colossale dei consumatori che poi ha prodotto la crisi dei subprime».

Un sistema che a quanto pare è saltato... «Infatti, nel momento in cui il sistema finanziario degli Stati Uniti va in crisi perché non è più in grado di sostenere l’assorbimento delle merci in eccesso, quello che ci rimane è un regime di bassi salari che genera inevitabilmente una crisi della domanda da cui c’è da aspettarsi un ulteriore calo dei consumi con tutto quello che ne consegue».

Ma non crede che il problema della fiducia sui mercati finanziari esista davvero? «Certamente esiste, ma questi interventi dei governi a sostegno delle banche si limitano a risolvere solo il problema della fiducia dei mercati, mentre lasciano insoluta la questione di fondo che è all’origine di questa crisi, e cioè una più equa distribuzione del reddito. E quindi io temo che, se non ci saranno interventi diretti a sostegno della domanda, il salvataggio della finanza si riveli inefficace rispetto a una probabile crisi dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione».

Lei cosa propone? «Prima di tutto occorre ridimensionare i mercati finanziari, ma per fare questo serve che lo Stato non si limiti a foraggiare le banche ma è necessario che assuma un ruolo diretto nella raccolta e nell’orientamento dei flussi di denaro».

In che modo? «Lo Stato intende intervenire a copertura dei debiti delle banche acquistando azioni privilegiate, cioè senza diritto di voto, invece dovrebbe entrare nella proprietà delle banche altrimenti non potrà nemmeno rimuovere i manager incapaci, i quali continueranno ad operare come prima».

PAROLE CHIAVE: risparmio finanza crisi banche