Ritorno a Corleone
Dal 9 al 15 maggio un gruppo di dipendenti e soci Coop torna per il secondo anno a Corleone, a lavoro nei campi confiscati alla mafia
Margherita a Corleone ci ha lasciato il cuore. Così, dopo l’intensa esperienza dello scorso anno con “Le Corleonesse”, ha deciso di tornare coinvolgendo altre persone tra soci e colleghi di lavoro. Spontaneamente è nato un gruppo di quattordici volontari (tra cui due famiglie) che, pagandosi viaggio, vitto e alloggio e utilizzando le proprie ferie, il 9 maggio partiranno per Corleone (Palermo), destinazione la famosa palazzina di via Crispi appartenuta alla famiglia del boss Totò Riina.
Fino al 15 maggio le loro giornate saranno scandite dal lavoro nei campi o dal confezionamento di lenticchie e verdure, sempre sotto la guida dei ragazzi della cooperativa “Lavoro E Non Solo” che gestisce terre e beni confiscati alla criminalità organizzata (di cui Unicoop Tirreno è socia sostenitrice) e accoglie ogni estate centinaia di ragazzi che partecipano ai campi di lavoro dell’Arci. Oltre ai lavori agricoli il gruppo Coop si occuperà anche della spesa quotidiana, dei pasti e delle pulizie. Avranno inoltre l’occasione di visitare luoghi della memoria come Portella della Ginestra, incontrando gli anziani sopravvissuti alla strage del 1° maggio 1947 e conoscere tante persone coraggiose che in nome della lotta alla mafia vivono senza più libertà, perennemente sotto scorta, come l’ex sindaco di Corleone Pippo Cipriani.
Questi i componenti della delegazione: Maurizio Bettini, dipendente del supermercato di San Vincenzo (LI) in compagnia del figlio Maurizio e di sua madre Graziella Ristori; dal supermercato di Grosseto-via Inghilterra Margherita Travagli, Giovanna Laudicino, Donatella Grassini (con il marito Fabrizio Fommei e la figlia Francesca), Antonella Bettini, Michela Campagnolo, Stefania Casini e infine le due socie grossetane Silvia Chinello e Maria Platter. ■
IL MIO CAMPO LIBERO
Lo scorso 20 marzo al supermercato Coop di Cisterna di Latina il Comitato soci ha organizzato la degustazione del vino Campo Libero, un Igt Lazio Trebbiano proveniente dalle vigne confiscate a Francesco Schiavone detto “Sandokan”, del clan camorrista dei Casalesi. I terreni oggi sono gestiti dalla cooperativa “Il Gabbiano”, fondata con lo scopo di inserire nel mondo nel lavoro persone con handicap fisici e psichici. Insieme a pasta, olio, vino, passata di pomodoro e altri prodotti delle terre confiscate alla criminalità in Puglia, Calabria e Sicilia, Campo Libero fa parte del paniere della legalità Libera Terra.












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