Riusi e costumi

Dai piccoli elettrodomestici all’abbigliamento, passando per mobili, libri e dischi: il mercato dell’usato conquista gli italiani. Sarà moda effimera o l’inizio di un nuovo modo di consumare?

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Riutilizzare, riciclare, recuperare, rinnovare, rigenerare. Parole diverse ma dallo stesso rivoluzionario significato. Perché se l’arte del riuso oggi rappresenta una strada obbligata per molte famiglie, è prima di tutto una filosofia di vita. «Nella cultura dei paesi più industrializzati si va sempre più diffondendo la consapevolezza di un nuovo ciclo del consumo – conferma Pierluigi Musarò, docente di etica dei consumi all’Università di Bologna –.
Alla classica sequenza produzione-commercializzazioneconsumatore finale viene aggiunta anche quella del rifiuto, inteso come entità che ci riguarda da vicino». E non solo perché smaltirlo è costoso, ma anche e soprattutto per il suo impatto ecologico. «La preoccupazione della ricaduta di certi rifiuti sulla salute è la nuova motivazione che induce a consumare con più attenzione», sottolinea il professore.
c’era due volte Così alla logica dell’usa e getta si contrappone sempre di più quella del recupero capace addirittura di trovare un proprio sbocco commerciale.Una tendenza in continua crescita secondo i dati raccolti dalla Camera di Commercio di Milano che negli ultimi quattro anni ha registrato un incremento dei punti vendita dell’usato del 34,4 per cento con ben 900 nuove aperture. Un business che non conosce crisi, ma che anzi dalla crisi trae notevoli vantaggi. Dai piccoli elettrodomestici all’abbigliamento, passando per mobili, libri e dischi, la compravendita di “seconda mano” sembra conquistare qualunque tipo di bene. «Si instaura una nuova relazione con gli oggetti che si valorizzano quanto più aiutano a ridurre lo spreco – spiega Musarò –. Oltre al risparmio, infatti, si insegue l’idea di sostenibilità dei propri consumi perché la felicità passa anche attraverso la creazione di un circolo virtuoso ».
Una visione più lucida del consumismo, insomma, che spinge ad acquistare al mercatino delle pulci o dal rigattiere piuttosto che nella boutique del centro, così come rende più attraenti abiti e accessori dimenticati in cantina che diventano tanto vintage. «Ai tempi degli aristocratici – sottolinea d’altra parte l’esperto – “l’usato” di beni di famiglia era elemento di distinzione dei veri ricchi dai cosiddetti “arricchiti”».
compro, baratto e vendo Ecologicamente corretto e insieme molto glamour, il ricorso all’usato è stato anche incentivato da una legislazione favorevole che, da un lato, ha semplificato l’iter burocratico per aprire negozi per merce di seconda mano, dall’altro ha riconosciuto il valore, “a fini ecologici, della rinascita e sviluppo, in sede locale, dei mercati dell’usato” (Legge 13/2009). E poi il riutilizzo è vantaggioso: secondo la Camera di Commercio di Milano, infatti, il risparmio per chi acquista “di seconda mano” può arrivare fino al 70 per cento mentre la provvigione per il commerciante oscilla dal 35 al 50 per cento del prezzo incassato.
E per chi non vuole mettere mano al portafoglio, resta sempre la strada del baratto battuta con successo dall’associazione napoletana Bidonville ( www.bidonville.org ), promotrice della XXVII edizione della “Fiera del baratto e dell’usato” ( www. fieradelbarattoedellusato.it ) che si terrà nel capoluogo partenopeo il 28 e 29 novembre. Un’occasione ghiotta per svuotare cantine, armadi, case e solai guadagnando qualche euro in più e soprattutto riscoprendo come il tempo sia capace di rendere più belli e nobili anche gli oggetti più scontati.
Benedetta D’Alessandro