Robinia da chiodi

Può raggiungere i 20 metri di altezza e un metro di diametro, produce tonnellate di biomassa l’anno, talvolta ha effetti infestanti. Ma dà un buon miele e legna da ardere. Che robinia!

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Io amo la robinia: il suo nome botanico esatto è “Robinia pseudoacacia” in onore di Jean Robin (1550-1629) che ne piantò i semi, venuti dall’America e ne ottenne dei bellissimi alberi ornamentali, ben presto diffusi in tutta Europa. In Italia la robinia fu coltivata per la prima volta già nel 1602 nell’Orto botanico di Padova. Alessandro Manzoni introdusse la robinia nel giardino della sua bella villa di Brusuglio in Brianza e ne consigliò l’uso per il rimboschimento e il consolidamento dei terreni collinari erosi.
Le robinie crescono rapidamente e spontaneamente; producono in un anno in un ettaro venti tonnellate di biomassa avente un valore energetico equivalente a quello di una diecina di tonnellate di petrolio. In qualche caso crescono fin troppo, con effetti infestanti. I tronchi diritti delle robinie possono superare i 15-20 metri di altezza e raggiungono, in pochi anni, un diametro anche di un metro sviluppando una gran massa di foglie e, quando è il periodo, grappoli di fiori bianchi.
Le robinie si prestano bene come piante ornamentali nelle città e nei parchi anche perché resistono bene all’inquinamento. Unico inconveniente i tronchi e i rami sono dotati di spine. Con la loro facile diffusione e le radici profonde rappresentano un economico e sicuro sistema di difesa del suolo contro l’erosione. La robinia è una leguminosa, cioè una pianta capace di crescere senza bisogno di concimi perché fissa l’azoto atmosferico mediante batteri che sono presenti in speciali noduli nelle radici.
Le foglie della robinia hanno, perciò, un elevato contenuto di proteine, da 200 a 250 grammi per chilogrammo di foglie secche, e sono quindi adatte per l’alimentazione del bestiame; inoltre le foglie che restano nel terreno restituiscono l’azoto al terreno stesso. I fiori della robinia attraggono le api che elaborano un miele di qualità, molto buono, commerciato come “miele di robinia (o di acacia)”; un ettaro di robinieto può dare anche 800 chili di questo miele.
Il maggiore interesse merceologico riguarda il legno di robinia che è stato ed è usato come combustibile perché brucia bene, con poco fumo anche quando è ancora umido, e con elevato potere calorifico. Oltre che come combustibile tale legno, fra i più duri, resistente agli incendi, è molto ricercato sia per la fabbricazione di mobili, giocattoli di legno, parquet, addirittura case, sia per l’impiego come pali e traversine, resistenti nel terreno senza bisogno di alcun trattamento con agenti chimici, spesso inquinanti, come creosoto o pentaclorofenolo.
La robinia è diffusa in tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale dove si stima una presenza di 2 milioni di esemplari. In Ungheria esiste addirittura un centro di ricerche, “Hungarobinia”, dedicato alla diffusione delle conoscenze scientifiche, ma soprattutto applicative della pianta e del suo legno.

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