Il tempo delle pere
Dal pero misso della Lessinia, in Veneto, ottimi dolci, marmellate, succhi, distillati, sidro. Super maturo, buono anche da prendere a morsi.
In Lessinia sono rimasti circa 200 alberi, nella Valpantena, nella valle di Mezzane e di Illasi, ma soprattutto nell’alta Valpolicella, tra i 500 e i 900 metri d’altitudine. Nella parte alta del Comune di Marano di Valpolicella, un albero vecchio di oltre due secoli – detto pero Marchesini, dal cognome del proprietario del fondo – è stato inserito fra i Patriarchi Vegetali d’Italia perché la sua età supera i 200 anni. Le altre piante sono sparse, singole o in piccoli gruppi nei Comuni di Fumane, San Mauro di Saline, Grezzana, Sant’Anna d’Alfaedo, Negrar. leggi tutto »
Cottore liete
Dalla parte dell’Umbria detta Amerino la fava cottora, che cuoce bene e in fretta, selezionata di generazione in generazione dagli abitanti del posto, coltivata ancora a mano
Gli abitanti di questa parte dell’Umbria, tra Todi, Amelia e Orvieto, dettaAmerino, sostengono da sempre che le loro fave si cucinano e si digeriscono più facilmente di tutte le altre. I terreni argillosi che caratterizzano i rilievi più bassi sono praticamente privi di calcare attivo e ciò permette di cuocere le fave senza doverle decorticare in precedenza. La fava cottora, chiamata così proprio per la caratteristica di cuocere bene e in fretta, non è una varietà qualsiasi, ma un ecotipo selezionato di generazione in generazione dagli abitanti del posto. La chiamano anche mezza fava, per le sue piccole dimensioni, e viene coltivata ancora manualmente o con l’aiuto di pochi mezzi meccanici. leggi tutto »
Il mago di orz
Coltivato e lavorato con la cura di un tempo, dall’orzo bellunese farine per prodotti da forno e un buon caffè.
Un tempo coltivato in tutte le vallate dolomitiche bellunesi, l’orz oggi resiste solo in piccoli campi oltre i 1.700 metri di altitudine nell’area ladina dei Fodom e in alcuni campi delle campagne più fertili del fondovalle bellunese e feltrino. La coltivazione tradizionale dagli Anni Sessanta è stata fortemente trascurata e soppiantata nel fondovalle dal mais, mentre in altre aree montane più marginali si è arrivati al completo abbandono. Gli antichi semi autoctoni d’orzo sono stati però recuperati grazie alla passione e alla ricerca svolti dai coltivatori della Cooperativa La Fiorita e dall’Istituto Agrario di Feltre, supportati dalla Provincia e dalle Comunità Montane, e ha preso vigore un rinnovato interesse a favore della coltivazione dei cereali di montagna. leggi tutto »
Più unica che rara
Dalla Calabria la lenticchia di Mormanno, piccola, unica, di grande qualità, ideale per zuppe e passati.
Mormanno è un paese, tra Lucania e Calabria, a circa 900 metri d’altitudine nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Un piccolo centro agricolo dove si è adattata nei secoli una varietà di lenticchia piccola e dal colore variegato che va dal rosa, al verde o al beige. La coltivazione di lenticchie in Italia è in forte calo: negli Anni Trenta erano destinati a questa coltivazione 125mila ettari, dopo vent’anni si erano ridotti a 25mila, oggi solo 1.000 ettari – nel Sud e nel Centro Italia, in terreni normalmente marginali – producono circa 750 tonnellate, prevalentemente a seme piccolo, insufficienti per il nostro fabbisogno, tanto che ne importiamo ogni anno 24mila tonnellate (prevalentemente da Canada, Cina, Turchia). leggi tutto »
La vita Agrì
Sapore dolce, aromatico, profumo delicato, nasce dalle abili mani del casaro a Valtorta (BG): l’Agrì è un formaggio storico di latte vaccino intero a pasta cruda, prodotto in un unico laboratorio nella piazza del piccolo paese
Valtorta è un piccolo centro della Val Brembana di circa 300 abitanti dove ancora resiste una tradizione casearia unica: qui, nella locale latteria cooperativa, ma anche nelle case, si produce l’Agrì. Un piccolo formaggio cilindrico, all’apparenza un caprino, ma che è prodotto con latte vaccino intero a pasta cruda, la cui particolarità è data dalla tecnica di produzione che richiede tre giorni di lavorazione e una speciale manualità da parte del casaro. leggi tutto »
Pasta di mandorle
Il biscotto di Ceglie, un dolcetto di pasta di mandorle ripieno di confettura di ciliegie o d’uva immancabile nelle case pugliesi, soprattutto per le feste e nelle bomboniere di nozze.
Sepp d’amic, Spappacarnale, Sciacallo, Zia Pasqua, Gianfreda, Mingunna sono alcune delle varietà di mandorle ancora presenti sul territorio di Ceglie Messapica: pare ne esistano ancora 40, ridotte però a pochi esemplari. La mandorla californiana anche qui come in Sicilia e in Medio Oriente ha fatto piazza pulita: coltivata con metodi industriali, potentemente irrorata d’antiparassitari e antimuffe, morbida e facile da lavorare, arriva sui mercati mondiali a prezzi insostenibili per le varietà autoctone. leggi tutto »
Ultra violetto
Protagonista di frittatine, al forno con parmigiano e funghi o in semplici frittelle con aglio e prezzemolo. Ma anche crudo il carciofo violetto di Perinaldo, francese di nascita, ligure d’adozione, è una vera prelibatezza.
Perinaldo è un piccolo borgo che chiude la vallata del Crosia, all’estremità occidentale della Liguria. Una valle ricca di uliveti, la cui coltivazione è già citata in documenti del XII secolo e dove, pare, i frati minori di San Francesco innestarono i primi ulivi di taggiasca. Meno nota, però, la produzione di un eccellente carciofo, importato due secoli addietro dalla vicina Provenza e acclimatatosi egregiamente in questa zona. Si tratta del “violet” francese introdotto, secondo la leggenda, da Napoleone Bonaparte leggi tutto »













