Scelta d’amore
Io se metto al mondo un figlio lo faccio alle 5.42: il dramma del trapianto raccontato in una storia d’amore che fa divertire e commuovere. E il libro diventerà un film.
Donare un pezzo del proprio corpo a chi si ama, avere paura ma trasformare la paura in coraggio. E poi tornare a vivere, con la consapevolezza di aver fatto l’unica cosa giusta anche se, per la legge italiana, chi salva la vita di un familiare non ha diritto a niente, se vuole donare un organo lo fa a sue spese e deve essere pronto in certi casi perfino a licenziarsi da un lavoro sicuro. È quanto accaduto nel 2003 a Irene Vella, una giovane follonichese, moglie e madre, che lasciò l’impiego per donare un rene al marito, l’allenatore di calcio Luigi Pagana, altrimenti costretto per sempre alla dialisi.
La donna – che da allora ha cambiato totalmente vita e da Pisa, dove risiedeva, si è trasferita a Cesenatico per seguire il suo Luigi diventato allenatore della squadra della cittadina adriatica – è stata anche la prima italiana ad avere un figlio dopo l’espianto di un organo. «Un’esperienza bellissima, unica e irripetibile» afferma, spiegando che dopo averla già raccontata nel libro La nostra favola, pubblicato subito dopo l’intervento, ha voluto riproporla per Alpes Edizioni in Io se metto al mondo un figlio lo faccio alle 5.42 (entrambi i figli di Irene, Donatella dieci anni e Gabriele cinque, sono nati infatti a quell’ora), rilanciando insieme al racconto, che diventerà anche un film, la sua battaglia contro i diritti dei trapiantati e dei loro familiari.
Per aiutare suo marito a vivere meglio lei ha rinunciato a un pezzo del suo corpo, regalandogli oltre a un’esistenza più “libera” anche una grande prova d’amore. «Per me sarebbe stato peggio vederlo imprigionato da una macchina infernale come quella della dialisi, che mentre lava il sangue toglie anche la voglia di vivere». In tutto ciò, però, la legge non le è venuta incontro, al punto che, per sottoporsi alle analisi predonazione, ha dovuto usufruire di ferie e permessi non retribuiti. «Intorno ai trapianti di organi ruota un grosso mercato e noi donatori viventi non siamo tutelati».
Lei oggi sta combattendo una battaglia in questo senso, tanto che recentemente si è occupata della storia di Tommaso, un bambino dializzato, il cui padre per donargli un rene ha dovuto lasciare il lavoro. «La mamma del piccolo aveva chiesto aiuto attraverso Facebook e io l’ho contattata per darle una mano, indicandole anche l’ospedale Santa Chiara di Pisa dove poi è stato fatto il trapianto: oggi Tommaso con il suo nuovo rene è un bambino felice e i suoi genitori finalmente possono sperare in un futuro migliore».
Ed è insieme alla mamma di Tommaso che lei sta cercando di far cambiare la legge a tutela dei trapiantati e delle loro famiglie? «Sì, grazie anche al prezioso aiuto della giornalista Claudia Aldi e dell’onorevole Luciana Pedoto che hanno fatto un’interpellanza parlamentare al Ministero della Salute per l’attuazione del regolamento d’uso della legge 458/67 che regola la donazione consentita tra consanguinei».
I suoi figli sono a conoscenza di ciò che unisce, oltre l’amore, mamma e papà? «Certo! Abbiamo detto loro che nella pancia del babbo c’è un pezzettino della mamma che lo ha fatto guarire e che cercherà di proteggerlo per sempre. Ne sono fieri e ne parlano con i compagni: quelli di Donatella hanno addirittura illustrato il nuovo libro con dei disegni dove è sempre presente il sole».












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