Scena del crimine
Un paio di scarpe Geox, Adidas, Timberland o Clarks, un divano di pelle Chateau d’Ax o Ikea, un piatto di carne Simmenthal o Montana possono avere un’“impronta” devastante sull’ultimo polmone del mondo.
Dopo tre anni di indagine Greenpeace ha pubblicato l’inchiesta scandalo “Amazzonia, che macello!” che rivela come la foresta amazzonica venga distrutta per far spazio agli allevamenti illegali di bovini. La carne e la pelle che ne derivano contaminano le filiere internazionali dell’alimentare, dell’arredamento, della moda e delle scarpe. Le prove raccolte dimostrano, infatti, che i giganti del mercato della carne e della pelle brasiliani – Bertin, JBS, Marfrig – vengono regolarmente riforniti da allevamenti che hanno tagliato a raso la foresta ben oltre i limiti consentiti dalla legge.
Le materie prime, frutto di crimini forestali, “sporcano” le filiere produttive di tantissimi marchi globali e distributori. Tra questi: Adidas, BMW, Geox, Chateau d’Ax, Carrefour, EuroStar, Ford, Honda, Gucci, Ikea, Kraft, Cremonini, Nike, Tesco, Toyota, Wal-Mart.
A livello globale la deforestazione determina il 20 per cento delle emissioni di gas serra. Il Brasile è il quarto paese nel mondo per l’emissione di gas serra (dopo Usa, Cina e Indonesia) e il governo brasiliano è a tutti gli effetti un socio in affari della distruzione della foresta: investe, infatti, per promuovere la crescita della produzione di carne e pelle sviluppando ogni singola parte della relativa filiera nel paese. Ogni 18 secondi gli allevamenti bovini continuano a distruggere un ettaro di Amazzonia. Non è tutto. I dati a disposizione di Greenpeace rivelano che alcune delle fattorie che riforniscono Bertin, JBS e Marfrig utilizzano forme illegali di lavoro e occupazione di riserve indigene.
È il tempo del coraggio e della responsabilità per i governi e per le aziende se vogliamo vincere la sfida del cambiamento climatico. Greenpeace ha chiesto a tutti i marchi coinvolti di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con aziende o allevamenti che sono legati alla distruzione dell’Amazzonia.
Maria Carla Giugliano, ufficio stampa Greenpeace











