Schermo piatto
Da “Carosello” a “Gambero Rosso Channel”, passando per “La prova del cuoco”. Il cibo piace molto agli italiani anche in Tv perché l’occhio vuole la sua parte… anche nel piatto.
«Cucinare è un processo morale, in virtù del quale la materia grezza-sottomessa e addomesticata passa dallo stato di natura a quello di cultura» e, potremmo aggiungere noi, ampliando l’affermazione della sociologa Deborah Lupton, a quello di “show televisivo“. Sfide tra cuochi in “La prova del cuoco” (con uno share del 20 per cento), attori e attrici alle prese con i fornelli a “Chef per un giorno” (con uno share del 3 per cento), consigli gastronomici e nutrizionali di “Melaverde” e “Linea verde” (che rispettivamente raggiungono uno share del 15-16 e del 23-26 per cento) fino alle rubriche dei tg, “Tg2 Eat Parade”e “Gusto”del Tg5, solo per citare i più conosciuti.
de gustibus Il cibo in Tv non è certo un fenomeno inedito del XXI secolo, anzi potremmo dire che è uno degli argomenti che accompagnano la storia del mezzo televisivo. Ne parliamo con la professoressa Veronica Innocenti, docente di Storia della radio e della televisione presso l’Università di Bologna. Professoressa Innocenti, quando e in che modo la Tv ha iniziato ad interessarsi del cibo? «Il cibo entra in Tv sin dai primi anni Sessanta e viene inserito all’interno di programmi a carattere documentaristico- pedagogico: il tema gastronomico diventa una delle ricette attraverso le quali far conoscere il patrimonio paesaggistico e culturale nelle sue specificità regionali. “Viaggio lungo la valle del Po. Alla ricerca dei cibi genuini” di Mario Soldati esemplifica questa tendenza: la messa in onda di questo programma nel 1956 segna la nascita del giornalismo enogastronomico. Realizzando una serie di documentari, Soldati fa conoscere uno spaccato storico-antropologico di un’Italia rurale che si prepara al boom economico, attraverso i sapori delle cucine locali. A partire dagli anni Sessanta e Settanta, il consumo di massa e la produzione alimentare industriale hanno proposto una nuova idea di cibo e la Tv risponde con programmi quali “Carosello” e le ricette di Ave Ninchi in “Buonasera con...”».
Qual è stato l’impatto della Tv commerciale sui palinsesti gastronomici? «La ricetta oggi è certamente cambiata: il prevalere del genere di intrattenimento ha portato a una maggiore spettacolarizzazione del cibo. L’intento documentaristico, che ancora troviamo in “Linea verde” e “Melaverde”, si fonde con il reality show e l’intrattenimento. La sfida e il gioco catalizzano l’attenzione dei telespettatori, l’estetica del piatto prevale sulla preparazione della ricetta. I tempi sempre più accelerati della Tv corrispondono sempre meno ai tempi reali della cucina e così il cibo è presentato attraverso ellissi e sinestesie: interi passaggi si riducono a un semplice “per motivi di tempo l’abbiamo già preparato” e la garanzia della bontà del piatto è affidata all’occhio, la vista prende il posto del gusto. Un esempio su tutti: “La prova del cuoco”».
Cosa pensa dei canali satellitari interamente dedicati al cibo e alla cucina? «In questi canali il cibo è presentato sempre più come simbolo di un certo stile di vita: la cucina diventa un modo d’essere e di apparire, tra moda e intrattenimento, entrando così a pieno titolo nei così detti Life-Style Program. Un esempio su tutti, “Gambero Rosso Channel“ propone format variegati: alcuni più convenzionali come “Top Chef” (in cui una squadra di cuochi si sfida settimanalmente per conquistare il premio finale, una somma di denaro da investire nella ristorazione) e “No reservation”, un documentario di viaggio enogastronomico nel mondo globalizzato. Altri più innovativi, come “The naked chef” in cui il telespettatore è “invitato” a casa del cuoco-conduttore che si cimenta in ricette domestiche ogni volta per un ospite diverso». Quando si dice tutto fa spettacolo.











