Segnali luminosi
Tecnologia e tenerezza, intimità e universalità, passato e futuro. C’è tutto nello spot dell’Enel in cui una bambina invia la buonanotte al padre lontano con i segnali luminosi. Ma attenzione a non lasciarsi abbagliare...
A volte mettere in relazione concetti che hanno una lunga storia nella tradizione con concetti nuovi può creare dei cortocircuiti interessanti. È quello che avviene nel recente spot dell’Enel, che racconta la storia di una bambina che invia un messaggio a suo padre che lavora come tecnico Enel oltreoceano. Tuttavia, invece di usare uno degli usuali mezzi di comunicazione che caratterizzano la modernità come il telefono (o la post-modernità, come internet), usa un segnale luminoso che si riverbera di stazione in stazione (per così dire) proprio come i segnali luminosi medievali o antichi rimbalzavano di torre in torre fino ad arrivare a destinazione.
Astraendo dalla piccola e delicata vicenda descritta nello spot, il concetto tradizionale è quello che riguarda l’uso della luce come mezzo muto, ma significativo, per inviare messaggi; modalità che, però, era tradizionalmente riservata agli eventi importanti della storia che coinvolgevano i grandi personaggi come, ad esempio, l’informazione sulla vittoria di una battaglia da parte di un importante condottiero.
Il concetto emblematicamente moderno è, invece, quello di comunicazione a 360 gradi, che coinvolge tutti – grandi personaggi e piccoli protagonisti, come la bambina dello spot – e tutto, cioè non solo gli eventi memorabili, ma anche le piccole situazioni quotidiane, come quella di augurare la buonanotte al proprio papà. Accompagnato da un sottofondo musicale molto azzeccato e in sintonia con la delicatezza della vicenda descritta – si tratta di “Far far” di Yael Naim, una cantante francese di origini israeliane che descrive la lontananza in toni sognanti – lo spot inizia con le immagini intimiste della bambina che si sveglia e accende l’abat-jour ed emette il primo tenue segnale, raccolto da un bambino in un appartamento vicino, che lo rimanda dalla finestra perché passi di casa in casa.
Ma a questo punto i toni divengono epico-fiabeschi: in quest’incessante staffetta, la luce giunge ad un faro che la rinvia verso le lontananze infinite dell’oceano fino a che una nave la raccoglie e la rimanda verso paesaggi polari e praterie desolate. Alla fine giunge alla casa-laboratorio, posta in mezzo a un parco di pale eoliche, dove il padre la riceve e la decodifica, volgendo lo sguardo verso la foto che lo ritrae con la figlia. Enel si qualifica come una società che coniuga tecnologia e tenerezza, intimità e globalismo, tradizione e modernità.
Ma lo spot non è innocente: chi, infatti, si ricorda più, con questa fiaba, di inquinamento e di nucleare?












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