Separati in casa

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Che si tratti di un’emergenza nazionale ormai è chiaro a molti. Che sia indispensabile ridurre e differenziare la quantità di rifiuti che produciamo è quasi una banalità. Eppure, nonostante sembri una pratica di cui non si può più fare a meno, la raccolta differenziata in Italia non decolla. E, mentre in alcune parti del paese si sperimentano forme diverse di riduzione dei rifiuti (dalla raccolta porta a porta al ritorno del vuoto a rendere), rimaniamo ancorati alla misera media del 26 per cento di differenziata, ben lontani dal 50 per cento di Francia e Germania.
chiamati a raccolta Una delle soluzioni, senza dubbio, è quella di rimboccarci le maniche e organizzare le nostre attività quotidiane tenendo sempre a mente quest’esigenza. Magari sfruttando anche le soluzioni più pratiche per quello che non è certo un compito agevole: separare i rifiuti. Oggi esistono raccoglitori pratici ed eleganti da porre in cucina che rispondono alle tante – e diverse – esigenze delle scelte delle amministrazioni italiane. Cesti a quattro, sei, perfino otto scomparti, decisamente più comodi e igienici rispetto alle tante buste di plastica sparse in cui riporre i materiali di scarto. Una volta adottato il sistema più ordinato, però, è bene far chiarezza su come dividere l’immondizia per non vanificare tanto sforzo con scelte sbagliate. In generale, visto che ogni Comune o frazione in Italia sceglie regole proprie, si possono fare alcune macrodistinzioni. Partendo da una regola generale: qualunque sia il materiale (tranne che si tratti di scarti organici), si deve separare solo se adeguatamente pulito e asciutto. Altrimenti va sciacquato.
materiali di scarto Di sicuro una prima classe di materiali che va separata è quella della plastica. A prescindere dal tipo (PET, PVC, PE), bottiglie, flaconi ecc. dovrebbero essere schiacciati, anche senza staccare eventuali etichette di carta. Compresi in questa classe i materiali in nylon e le pellicole per alimenti, esclusi i giocattoli, piatti, bicchieri, posate in plastica, contenitori di colle, vernici o prodotti tossici. A volte associato alla plastica è il vetro. Qui è bene levare i tappi e lavare bottiglie e vasetti. Esclusi da questi scomparti sono piatti, oggetti di ceramica o terracotta, specchi, lampadine a incandescenza che vanno tra i rifiuti domestici.
Le lampade fluorescenti, invece, sono rifiuti speciali e andrebbero smaltite nelle isole ecologiche. E l’alluminio? Su lattine, scatolette, e simili è difficile tracciare una regola: in alcuni comuni vanno insieme al vetro, in altri alla plastica. Carta e cartone, al contrario, sono abbastanza semplici da separare. A patto di togliere l’eventuale cellophane degli involucri e non mescolare fazzoletti, tovaglioli e bicchieri di carta sporchi.
Anche la carta resistente ai grassi, come quella per gli affettati, non è riciclabile e va nell’indifferenziato. Tra i materiali separabili, possono essere compresi anche i contenitori in tetra-brik (il poliaccoppiato).
Quanto alle scatole di cartone, è buona regola ridurne il volume, schiacciandole adeguatamente. Infine i materiali organici, ossia i resti di cucina a cui chi ha un giardino può anche unire parti di potature o sfalci