Solar generation
Entro il 2030 il solare fotovoltaico fornirà energia elettrica a due terzi della popolazione mondiale, oltre 4 miliardi di persone. È la conclusione della quinta edizione del rapporto Solar Generation di Greenpeace ed EPIA (European Photovoltaic Industry Association). Secondo il rapporto entro il 2030 saranno installati 1.800 GW di pannelli solari nel mondo, capaci di generare 2.600 miliardi di chilowattora pari al 14 per cento circa del fabbisogno mondiale di elettricità, oltre il doppio di quanto fornito oggi dal nucleare, e senza i pericolosi effetti collaterali relativi alla gestione delle scorie. La crescita del fotovoltaico porterà energia pulita a 1,3 miliardi di persone in regioni urbanizzate e a oltre 3 miliardi in aree non ancora raggiunte dall’elettricità. Uno sviluppo che è parte della rivoluzione energetica necessaria per affrontare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni globali di gas serra del 50 per cento al 2050. In Italia, nonostante il boom che sta avendo la tecnologia, si potrebbe fare cento volte tanto. Ancora oggi oltre l’82 per cento degli incentivi alla produzione di energia elettrica vanno a impianti a base fossile e non alle fonti rinnovabili. Uno squilibrio inaccetta- bile: invece di “liberare” risorse destinate alle fonti fossili per il rapido sviluppo delle rinnova- bili assistiamo a un folle piano per il ritorno al nucleare e all’inaugura- zione di nuove centrali a carbone. Secondo i dati di “Solar Generation” pro- durre energia fotovoltaica diventerà economicamente competitivo rispetto alle fonti fossili tradizionali già dal 2015 nei paesi dell’Eu- ropa meridionale, e dal 2020 nell’intero continente. La rivoluzione solare permetterà di tagliare 1.600 milioni di tonnellate di CO2 nel 2030 – pari alle emissioni attuali di Italia e Germania – e creare milioni di nuovi posti di lavoro. Già oggi sono circa 120mila i “colletti verdi” che lavorano nel fotovoltaico nel mondo. Il rapporto prevede che il dato potrà raggiungere 2 milioni nel 2020 e 10 milioni nel 2030.
Maria Carla Giugliano, Ufficio Stampa Greenpeace











