Spirito di squadra
Un torneo internazionale di calcio dei senza fissa dimora che mobilita tanta gente in ogni parte del mondo.
Milanese, 36 anni, architetto. Alessandro dell’Orto è il presidente del Comitato Organizzatore Italiano di Milano Myland, associazione sportiva che ha organizzato l’edizione 2009 della Homeless World Cup (www.homelessworldcup.org), il campionato di calcio dei senza fissa dimora quattro contro quattro che si è disputato a Milano a settembre.
Come e perché nasce l’evento sociale della Homeless World Cup? «Dal progetto di due imprenditori sociali che nel 2003 hanno cercato di accendere le luci sul mondo dei senza fissa dimora creando un appuntamento fisso come il torneo internazionale di calcio, che ha il merito di parlare un linguaggio comune, semplice, alla portata di tutti, in ogni angolo del mondo».
Milano Myland ha organizzato l’ultima edizione. Che esperienza è stata? «Un tornado dal quale ancora non ci siamo del tutto ripresi. È stato qualcosa di più di un evento sociale: nei dieci giorni del torneo abbiamo ospitato 700 persone tra atleti e staff. Impiegato 250 volontari, organizzato appuntamenti anche oltre l’ambito sportivo».
Uno sforzo titanico. «Una grossa mano è giunta dai nostri partners, tra cui il Comune di Milano. Indispensabile è stato l’aiuto dell’Esercito e della Croce Rossa ma anche di tanti volontari: emblematico è il caso di alcuni senza fissa dimora della città che hanno aiutato a servire i pasti».
Un momento critico e un elemento di soddisfazione. «Non sempre l’Arena civica dove si disputavano le partite era piena di gente, forse anche per la struttura poco accessibile e non molto conosciuta. Soddisfazione, invece, per essere riusciti a realizzare l’evento, non semplice e scontato, e per aver ospitato in contemporanea con la nostra Coppa anche quella conquistata dalla nostra Nazionale in Germania tre anni fa».
Come si è qualificata la squadra italiana? «Al venticinquesimo posto, prima nel girone dei non qualificati. Un risultato buono visto che ogni anno la composizione delle squadre cambia. Quest’anno nella nostra Nazionale hanno giocato anche quattro ragazzi provenienti dalle zone terremotate dell’Abruzzo».












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