Stiro a segno
Come scegliere il ferro da stiro in base alle proprie abitudini e all’uso che se ne fa. Leggero, maneggevole e a prezzo d’occasione. Professionale, con la caldaia e una maggiore forza del vapore.
Leggero, maneggevole e a prezzo d’occasione. Professionale, con la caldaia e una maggiore forza del vapore. La scelta del ferro da stiro dipende molto dall’uso e dall’abitudine di ognuno. Ma sia che si opti per uno dei modelli più economici del mercato o si decida di investire anche più di 100 euro per un apparecchio a caldaia, alcuni accorgimenti possono essere utili per evitare di trovarci di fronte a un modello che ci farà sudare oltre il lecito al momento di metterlo alla prova.
Braccio di ferro Una prima considerazione utile per facilitare il nostro lavoro è quella sul peso giusto del ferro da stiro. Oggi i modelli in commercio sono spesso troppo leggeri e costringono chi li utilizza a un’eccessiva – e stancante – pressione sul tessuto. La soluzione migliore sarebbe di cercare un apparecchio che si avvicini a 2 chilogrammi (a serbatoio pieno), ma in ogni caso è bene scartare quelli che non superano il chilo e mezzo. Sul serbatoio che ospita l’acqua, invece, vanno fatte considerazioni diverse. Se optate per un apparecchio con serbatoio incorporato non avrete grandi imbarazzi nella scelta: al più potrete privilegiare quelli a maggiore capienza (oltre i 300 millilitri) per evitare di doverli ricaricare troppo frequentemente durante la stiratura. Un po’ più complicate le valutazioni sui modelli a caldaia separata. In questo caso, infatti, l’opzione più pratica è che il serbatoio non sia sotto pressione e dunque consenta di essere ricaricato in qualunque momento. Meglio ancora se è staccabile dalla sua base e può essere facilmente riempito sotto il rubinetto. In ogni caso, non dannatevi l’anima a rabboccare i serbatoi esclusivamente con acqua distillata: in gran parte d’Italia quella di rubinetto può andare benissimo e solo chi ha la certezza di avere un’acqua eccessivamente dura potrà miscelare il liquido di rubinetto con un po’ di demineralizzata. Al contrario di quanto si crede comunemente, tra l’altro, l’uso della distillata può essere più dannoso che altro: se evita la formazione di calcare, infatti, è anche vero che mette a rischio la durata dell’apparecchio, dato che alla lunga può rivelarsi corrosiva.
A tutto vapore Tra le caratteristiche più pubblicizzate su questi apparecchi, poi, ci sono il numero di fori presenti sulla piastra che permettono la fuoriuscita del vapore e tutte le funzioni che promettono di facilitare la stiratura proprio grazie alla regolazione del getto umido. E in questo caso è bene distinguere tra le promesse un po’ esagerate del marketing e l’effettiva utilità dei vari optional. Il numero di fori sulla piastra, per esempio, è uno di quei “plus” che potrete tranquillamente ignorare al momento dell’acquisto. Molto più importante, invece, è la possibilità di regolare l’intensità del vapore che utilizzerete per “domare” le pieghe più resistenti nei capi. Una funzione interessante, sotto questo punto di vista, può essere il “supervapore” e la capacità del ferro di emettere un flusso continuo di vapore. Abbastanza utile, poi, è anche il forellino che permette di spruzzare acqua direttamente sul tessuto da stirare; se non c’è, in ogni caso, non fatene un dramma: si può agevolmente sostituire con uno spruzzatore (magari riutilizzando uno di quelli dei detersivi per la cucina, dopo averlo accuratamente pulito). E la scorrevolezza della piastra? Molti ferri assicurano di “volare” sui tessuti senza incontrare resistenza. Pubblicità a parte, però, il materiale migliore per le piastre è l’acciaio smaltato. Una buona mediazione può essere anche l’acciaio inox, mentre l’alluminio è la scelta peggiore per garantirsi un buon ferro da stiro.












