Strada maestra
Assistenza legale gratuita ai senza fissa dimora. Quello che fa ogni giorno l’associazione Avvocato di strada
Civilista e giuslavorista, 47 anni, brindisino trapiantato a Bologna, Antonio Mumolo è presidente nazionale dell’Associazione Avvocato di strada (www.avvocatodistrada.it) che fornisce assistenza legale gratuita ai senza fissa dimora. Da dove nasce quest’iniziativa? «Dall’esperienza diretta: da socio fondatore dell’associazione Amici di Piazza Grande, che a Bologna si occupa di chi vive per strada, ho potuto toccare con mano che chi non ha una dimora fissa perde spesso anche tutta una serie di diritti essenziali. Nel Duemila con una collega abbiamo aperto all’interno di Piazza Grande il primo sportello di consulenza legale gratuita per chi vive in strada, in stazione e nei dormitori».
Un progetto che ha fatto presto nuovi adepti. «L’adesione dei colleghi è stata tale che da allora passo ogni sabato a girare l’Italia per organizzare nuovi sportelli. Oggi contiamo 650 avvocati che, da Nord a Sud, mettono le loro competenze professionali a disposizione dei senza fissa dimora. Nel 2007 ci siamo costituiti come organizzazione di volontariato per cui non solo nessun socio può essere retribuito in alcun modo ma, per statuto, ogni ricavato delle cause va all’Associazione».
Volontariato puro. «E le richieste di collaborazione sono in aumento: presto apriremo a Firenze il ventesimo sportello, ma siamo in grado di patrocinare anche nelle città dove manca, proprio grazie alla disponibilità di tanti colleghi».
Che tipo di consulenza offrite? «Civile, amministrativa e penale: affrontiamo ogni questione giuridica dalla richiesta di residenza alla difesa in sede penale sia per chi commette reati sia per i molti che sono parte offesa. Trattiamo circa 2mila pratiche all’anno».
Come vi finanziate? «Tramite le fondazioni private mentre evitiamo i finanziamenti degli enti pubblici che possono essere controparte in una causa».
Chi è il vostro “cliente” tipo? «La tipologia si è ampliata e nell’ultimo anno gli italiani sono raddoppiati: in strada non finiscono più solo gli “emarginati” ma anche tante persone “normali”, dagli imprenditori falliti ai pensionati».












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