Sui carboni ardenti
Nel 1913, quando lesse che il grande chimico russo Mendeleev aveva suggerito di trasformare il carbone in prodotti gassosi là, nei giacimenti del sottosuolo, Lenin, che era in esilio a Ginevra, scrisse un articolo sulla “Pravda” sostenendo che il processo avrebbe contribuito all’edificazione di una società socialista liberando i minatori da fatiche e pericoli. Il carbone è il combustibile fossile più abbondante in natura con riserve accessibili valutate in oltre 1.000 miliardi di tonnellate ed è quello più prodotto nel mondo: circa 7 miliardi di tonnellate all’anno.
Ma il carbone è anche il combustibile più scomodo; innanzitutto perché è scomodo da trasportare allo stato solido; poi perché si trova in giacimenti sotterranei, talvolta a centinaia di metri sotto il livello del suolo, dove il lavoro è nocivo ed è pericolosissimo; poi perché nella combustione produce gas contenenti zolfo e polveri cancerogene e contenenti metalli tossici come arsenico e mercurio; poi perché dopo la combustione restano dal 10 al 15 per cento di ceneri inorganiche, contenenti anche elementi radioattivi, da immettere in discariche, e fonti anch’esse di inquinamento delle acque sotterranee; poi perché fra i gas di combustione si forma l’anidride carbonica, responsabile del riscaldamento globale del Pianeta, in quantità superiore, per unità di calore prodotto, a quella liberata dal petrolio e dal metano.
La gassificazione sotterranea del carbone si ottiene facendo arrivare all’interno del giacimento, a centinaia di metri di profondità, nel sottosuolo, due tubazioni verticali: attraverso una di queste viene iniettata nel giacimento di carbone dell’aria calda da sola o insieme a vapore acqueo; l’ossigeno dell’aria e dell’acqua reagiscono con il carbonio che rappresenta il principale elemento chimico presente nel carbone fossile, con formazione di ossido di carbonio, idrogeno e vapore acqueo. I gas così formati vengono raccolti nella seconda delle due tubazioni immerse nel giacimento e salgono in superficie; le ceneri e molti elementi tossici e sostanze cancerogene restano sul fondo del giacimento di carbone. L’ossido di carbonio e l’idrogeno, i principali gas che ritornano in superficie in seguito alla gassificazione sotterranea del carbone, sono entrambi combustibili, relativamente poco inquinanti, possono essere immessi nei metanodotti esistenti, possono essere utilizzati come fonte di calore per centrali elettriche, industrie, e abitazioni.
Del resto il vecchio “gas di città”, utilizzato per molti decenni come combustibile per cucina e scaldabagni, era proprio costituito da ossido di carbonio e idrogeno. La gassificazione sotterranea del carbone è praticata da decenni in Russia e molti altri paesi pensano di utilizzarla per evitare molti inconvenienti dell’estrazione, trasporto e uso del carbone allo stato solido. Alcuni pensano che potrebbe essere applicata, con opportune precauzioni, anche ai giacimenti di lignite del Sulcis in Sardegna.












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