Sui pedali
Perché non torniamo tutti in sella?
La bicicletta, non l’automobile, è stata un’idea rivoluzionaria e geniale. Senza troppa fatica si possono percorrere decine di km in un giorno, ci si mantiene in forma e non si pena per cercare un parcheggio. Da qui la necessità di ridisegnare le nostre città in modo che sia più facile – e perfino invitante – andare a piedi anche su distanze lunghe: marciapiedi alberati e larghi a sufficienza, protetti dalla sosta selvaggia, e magari con panchine ogni tanto, aiutano a percorrere più strada a piedi. Sentieri pedonali e piste ciclabili sono indispensabili per finire l’opera: devono, però, essere ben segnate (e anch’esse protette dall’aggressione delle autovetture) perché siano utilizzabili per arrivare al posto di lavoro o per godersi una città diversa.
La bicicletta è l’unica forma di spostamento che bene si attaglia a un sistema di trasporti più rigido su ferro, proprio perché molto flessibile. La bici alleggerisce la congestione del traffico e, di conseguenza, riduce immediatamente l’inquinamento atmosferico e pure l’obesità. Nei tragitti brevi la competizione fra auto e bici non si pone neppure, vista la tradizionale inefficienza dei motori a scoppio nei primi momenti della combustione. Con le biciclette si è finalmente davvero più mobili e non c’è bisogno di asfaltare nuove strade. Il confronto fra automobili e biciclette è impietoso per quanto riguarda l’efficienza: per 13 kg (in media) di peso, una bici trasporta una persona, mentre un’auto deve prima spostare fino a 2 tonnellate di lamiere e plastiche, rimanendo comunque inefficiente. Un’automobile ha bisogno dello spazio di sei biciclette per muoversi e di quello di venti per parcheggiare. Più spazio alle biciclette significa più tempo per una vita meno alienata dalle automobili e libera dagli idrocarburi.
Inoltre la bicicletta favorisce la sicurezza: gli agenti in bicicletta sono maggiormente mobili rispetto ai colleghi in automobile, specie se c’è traffico e, ovviamente, la manutenzione e l’acquisto costano molto meno. Il rapporto con la gente è comunque molto favorito dalle due ruote, che consentono di fermarsi spesso e di vedersi a figura intera e non più “inquadrati” in un finestrino. Anche la consegna dei pacchi o della posta avviene più celermente, nelle grandi città strangolate dal traffico, se lo si fa in bici. Non a caso Olanda, Danimarca e Germania ne incoraggiano l’uso con una politica seria di piste ciclabili e trasporto bici + auto integrato: in Olanda le biciclette hanno sempre la precedenza sulle autovetture e sono favorite dalla segnaletica e dai semafori.
Così in quel paese il 30 per cento degli spostamenti avviene a pedali e ad Amsterdam il 35 per cento usa la bicicletta o va a piedi, mentre solo il 40 si muove in auto. Anche in Italia, un tempo, la bici era la preferita e non solo perché non c’erano le auto e si era tutti più poveri, fattore quest’ultimo che oggi spiega l’ancora grandiosa diffusione delle due ruote in Asia. Peccato che è solo perché venti cinesi continuano ad andare in bicicletta che ciascuno di noi può possedere una o due autovetture: quando lo capiremo, forse, ritorneremo in sella.










