Taglio a zero

L’allevamento bovino è il principale motore della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana.

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Con il rapporto-scandalo Amazzonia arrosto, Greenpeace denuncia la diretta relazione tra l’espansione dell’allevamento bovino e la distruzione del polmone del mondo nello stato del Mato Grosso, la regione amazzonica con il più alto tasso di deforestazione. L’allevamento bovino è il principale motore della deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Il 79,5 per cento delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo.
Dal 1996 al 2006 ben 10 milioni di ettari – un’area pari a un terzo l’Italia – sono stati tagliati a raso a causa dell’allevamento bovino. Oggi il Brasile, che possiede la mandria commerciale più grande del mondo, è il principale esportatore di carne e pelle bovina. Inoltre il governo brasiliano entro il 2018 intende raddoppiare la propria capacità di esportare questi prodotti; il Brasile è il quarto paese per emissioni di CO2 a livello globale e il 75 per cento dei gas serra (GHG) emessi dipendono proprio dalla deforestazione.
Greenpeace chiede al governo brasiliano di ridurre drasticamente la distruzione delle foreste e raggiungere l’obiettivo “deforestazione zero” in Amazzonia entro il 2015, anziché stimolare l’espansione delle attività legate all’allevamento. Ma tutti possono fare qualcosa per proteggere l’Amazzonia, semplici regole da seguire nella vita quotidiana per ridurre l’impatto sul polmone verde del pianeta.
Ecco alcuni esempi:
> ridurre la quantità di carne bovina consumata (per produrne un chilo vengono emessi in atmosfera circa 13 Kg di CO2); > controllare l’origine della carne, della pelle e della soia presente nei prodotti acquistati comunemente; > unirsi all’appello di Greenpeace per il raggiungimento dell’obiettivo “deforestazione Zero” nell’Amazzonia brasiliana entro il 2015 http://www.greenpeace.it/ deforestazionezero
Maria Carla Giugliano, Ufficio Stampa Greenpeace