La ventiquattrore

24 ore su 24 – o quasi – 7 giorni su 7 connessi, rintracciabili, disponibili sempre e comunque. L’ufficio si porta a casa grazie – o per colpa? – di telefonini, pc, palmari, mail e internet, skype e altre “meraviglie” della tecnologia che dovevano aiutarci a ridurre l’orario di lavoro. Ironia della sorte.

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Ma dobbiamo proprio rispondere al cellulare mentre si sollevano i pesi in palestra o controllare la posta sul blackberry in diretta dal tapis roulant? E mentre si mette sul fuoco la pentola con l’acqua dare una sbirciata a documenti e file sul portatile? Certo che sì, è più forte di noi. E poi l’ennesima videochiamata del giorno con sotto il naso il quaderno del figlio ancora tutto da controllare e prima di abbandonarci nelle braccia di Morfeo e-mail urgentissime, ultime gocce della solita pioggia giornaliera. leggi tutto »

Forza lavoro

Nei tempi di una crisi non certo di prossima soluzione e in controtendenza con quel che succede in tante aziende anche della Grande Distribuzione, la Cooperativa mantiene e sviluppa il forte impegno per riaffermare la sua identità verso i 6mila dipendenti. Stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, salari giusti e premianti rispetto ai risultati, investimenti nella formazione, nelle pari opportunità e nella comunicazione: sono tutte azioni compiute per valorizzare il lavoro delle persone come fattore determinante per il successo di Unicoop Tirreno.

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«Se confrontiamo la situazione del lavoro in Unicoop Tirreno con quel che sta succedendo all’esterno, nel mercato del lavoro, balza agli occhi fortemente la diversità cooperativa. Calano i consumi, le vendite sono in decremento sia pur leggero, aumenta la concorrenza, ma da noi è lontanissima la pesante situazione di molte aziende per il ricorso alla cassa integrazione e per la perdita di tanti posti di lavoro». I segnali di ripresa economica sono molto incerti, emerge sempre più un serio problema occupazionale e produttivo. Da questi elementi che prefigurano un autunno non certo facile per il mondo del lavoro e anche per i consumatori prende avvio l’intervista al direttore del Personale della Cooperativa Paolo Palmerio. leggi tutto »

Misure di sicurezza

La sicurezza sui luoghi di lavoro in un convegno organizzato da Coop: tutto quello che è stato fatto e c’è ancora da fare per la prevenzione degli infortuni e la tutela dei lavoratori.

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La sicurezza sui luoghi di lavoro è importante anche in realtà produttive teoricamente a basso rischio dove esistono operazioni che richiedono mestiere e cultura della prevenzione. Movimentare la merce in un supermercato, caricare uno scaffale dei surgelati, disossare un prosciutto nascondono insidie da non sottovalutare e per evitare le quali occorre un approccio globale alla cultura della sicurezza che coinvolga soprattutto i dipendenti. È di questo che si è discusso il 9 giugno scorso durante un convegno sul tema “La prevenzione, un percorso di crescita culturale all’interno di una cooperativa di consumatori”. «Non sempre, infatti, basta il rispetto delle normative esistenti, sulle quali Coop è estremamente intransigente, per fare cultura della prevenzione – ha detto Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno durante il dibattito coordinato dal direttore del quotidiano “Il Tirreno”, Robertò Bernabò –. leggi tutto »

Diritto e rovescio del lavoro

Il mondo del lavoro oggi e domani secondo il sociologo Luciano Gallino.

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«Sul piano dell’occupazione il futuro si prospetta molto critico per almeno due o tre anni, se non di più», parola di Luciano Gallino, professore ordinario di Sociologia presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Torino, sociologo, tra i più attenti osservatori del mondo del lavoro.
Professore, perché ancora due o tre anni? «Ci sono dati su cui concordano i numerosi rapporti internazionali, di agenzie e istituti di ricerca. Non dimentichiamo che l’esperienza di precedenti crisi economiche dice che per tornare a recuperare in pieno i livelli occupazionali dopo una grande crisi servono mediamente 7 anni. leggi tutto »

Posti liberi

307mila disoccupati in più rispetto allo scorso anno, un tasso di disoccupazione all’8,6 per cento, con il 26,8 dei giovani in cerca di lavoro, centinaia di migliaia di persone che usufruiscono degli ammortizzatori sociali e quelli che un posto hanno smesso di cercarlo. L’Italia del lavoro che non c’è.

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Gli ultimi dati disponibili sono quelli di gennaio 2010 e sono dati drammatici. Il tasso di disoccupazione in Italia è arrivato all’8,6 per cento, cioè 307mila disoccupati in più rispetto al gennaio del 2009. Le persone in cerca di occupazione sono 2 milioni e 144mila, ma nella fascia tra i 15 e i 64 anni gli inattivi sono ben 14 milioni e 871mila. La disoccupazione morde e colpisce soprattutto i giovani, perché nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni a essere in cerca di un lavoro è addirittura il 26,8 per cento. E in aggiunta a queste cifre le centinaia di migliaia di persone che stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, nella speranza che la fase di difficoltà della loro azienda sia transitoria e non strutturale. leggi tutto »

Lavoro nero

Ultraflessibile, senza diritti, senza possibilità di rivendicarli. Ecco come il migrante, meglio se clandestino, finisce nell’abisso del lavoro nero e dell’economia irregolare. Quella che rappresenta il 19 per cento del Pil, quella che riduce in schiavitù gli esseri umani nelle campagne del Mezzogiorno.

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Sono i nuovi schiavi del Terzo Millennio, carne da macello senza diritti e senza voce, esseri umani privi di umanità dei quali un’economia sempre più nera, in cui non di rado si insinua il cancro della malavita, ha un bisogno sfrenato. In Italia quasi il 19 per cento del Pil viene dal sommerso, mentre la media europea è solo del 5 per cento. Forse non è un caso che un’economia basata in gran parte sul lavoro irregolare abbia bisogno di queste figure di lavoratori ultraflessibili, che non hanno diritti e non possono rivendicarli. leggi tutto »

Noi siamo i giovani

Sempre meno, sempre più precari, sempre più lontani dalle libere professioni e dalla ricerca. Ma sui giovani in Italia non si investe.

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L’Italia non è un paese di giovani e non è un paese per giovani. Concetti ribaditi e confermati più volte nel corso degli ultimi anni da ricercatori e studiosi, ma che sono ancora più – drammaticamente – veri in questi mesi di crisi economica. Una crisi che ha rallentato l’attività di molte imprese e soprattutto aumentato il numero dei disoccupati. Secondo i dati diffusi a fine settembre siamo a quota 378mila posti persi in un anno (tasso di disoccupazione del 7,4 per cento) e con 434mila persone in più che un lavoro hanno rinunciato a cercarlo. leggi tutto »