Di tutti i colori
Dal bianco e nero al colore, dalla “non-vita” alla “vita”: le bustine colorate del tè Twinings che ti cambiano l’esistenza. Spot ingenuo, ma non troppo.
Alla ricerca di meccanismi, più o meno occulti, più o meno palesi, attraverso cui funziona la pubblicità, ci imbattiamo nell’ultimo spot di Twinings in cui è in azione un tipico dispositivo di pubblicità comparativa. Ma lo spot, per non incorrere in spiacevoli (e in certi casi sanzionabili) situazioni di scorrettezza comunicativa, e anche per non dare troppa importanza a nessuna delle altre marche di tè, non fa una comparazione con uno specifico prodotto della concorrenza, bensì giustappone in sequenza due situazioni appartenenti a due opposti mondi possibili: leggi tutto »
Ecco la spiegazione
Quando tutto si gioca sull’argomentazione verbale – lineare e quasi didascalica – e le immagini rappresentano solo un’illustrazione – ben fatta – di quanto detto dalle parole. Poca spettacolarità, tanta razionalità nello spot dell’iPhone 4.
Uno degli oggetti di desiderio tra i più agognati – neanche tanto oscuro, anzi dichiarato e ostentato quando ottenuto – è sicuramente il telefonino. E tanto più è desiderato e ricercato oggi nelle sue versioni più tecnologiche e multimediali. Caratteristiche, queste, che si trovano concentrate sicuramente in quella particolare versione di cellulare che è l’iPhone Apple. Ancora si possono ricordare le notizie delle file di giovani e meno giovani di fronte ai negozi della mela morsicata negli Stati Uniti nel primo giorno di uscita. leggi tutto »
In buone acque
Si promuove il bene comune collegandolo alla valorizzazione dei propri prodotti. Lo spot della campagna Coop sull’acqua – testimonial Luciana Littizzetto – è un ottimo esempio di “comunicazione (o pubblicità) delle responsabilità sociali”.
Negli ultimi anni si è assistito a un grande mutamento culturale e di costume che ha prodotto la nascita di una nuova consapevolezza nei confronti di problematiche relative alla salvaguardia dell’ambiente e alla sua promozione valoriale come bene comune. Questa consapevolezza è frutto anche di campagne di comunicazione che si inquadrano nell’ambito di quella che viene definita pubblicità sociale. Le fonti da cui proviene questo tipo di comunicazione possono essere pienamente istituzionali (come, ad esempio, il Ministero dell’ambiente), ma possono essere anche le cosiddette intermediates organizations, come le associazioni tipo il Wwf o un determinato partito politico, che sono “intermedie” appunto perché si collocano tra la dimensione pienamente pubblica delle istituzioni e quella privata delle aziende. leggi tutto »
Alla radice
Che cosa c’entra una talpa con l’abbonamento a Sky? Basta guardare lo spot con Fiorello, dove lo schema dell’assurdo la fa da padrone, ma il senso del tutto alla fine risulta chiaro
Fiorello ci ha ormai abituato a forme di intrattenimento fuori dagli schemi tradizionali e spesso spiazzanti. Lo stesso modulo viene ora usato per la pubblicità dello spot Sky che lo vede protagonista. Qui lo schema dell’assurdo la fa da padrone, ma non senza che nella battuta finale si recuperi un senso legato al prodotto reclamizzato dallo spot. Nella scena iniziale si vede Fiorello seduto al tavolo di un bar. Ad un certo punto sbirciando nelle pagine del giornale di un vicino vede qualcosa che lo fa trasalire ed esclamare: “Devo dirlo a Ugo!”. Il contesto non chiarisce né chi sia questo Ugo né quale sia la notizia che deve comunicare. leggi tutto »
Dietro le quinte
I retroscena messi in scena, lo fa la pubblicità come il cinema. E nello spot della Tim con Travolta e la Hunziker si infrange anche la “quarta parete” che separa i personaggi della “fiction” da quelli reali che guardano lo schermo.
In gran parte la pubblicità condivide con il cinema il fatto di essere fondamentalmente fiction: inventa delle storie che non sono “vere”, rispetto alle quali – come diceva Coleridge – noi “sospendiamo l’incredulità”. Sono storie che riguardano personaggi la cui vita e le cui azioni si svolgono in un mondo possibile parallelo a quello reale, anche se dal mondo reale possono venir mutuati una grande quantità di elementi come, ad esempio, le ambientazioni in luoghi realmente esistenti. Normalmente, tanto nel cinema come nella pubblicità, l’apparato che tiene in piedi la finzione è accuratamente occultato: tecnici, doppiatori, macchine da presa, microfoni ecc. non si vedono e non si devono vedere. leggi tutto »
Te lo assicuro
Solida, affidabile, concreta. Così deve essere un’assicuratrice e così è quella dello spot PosteAssicura, con Gabriel Garko come testimonial, che la sa lunga sul suo mestiere e… sugli uomini.
Se doveste affidarvi a un agente assicurativo preferireste una persona con la testa fra le nuvole, un sognatore che vi propone cose allettanti che non controlla o piuttosto una persona solida, magari anche un po’ scafata e con una punta di realismo, anche un po’ cinico, insomma una persona che la sa lunga? Ovviamente la domanda è retorica e nessuno avrebbe dubbi a scegliere per la seconda opzione. Ma i due caratteri sono entrambi sfruttati in uno spot realizzato per il lancio di PosteAssicura, la Compagnia del Gruppo che opera nel ramo danni e che illustra un nuovo servizio assicurativo proposto dalle Poste Italiane. leggi tutto »
Stile liberty
Non solo merce, ma promozione di uno stile di vita, e tecnica della citazione per trasferire sul prodotto il favore che l’oggetto citato riscuote presso il pubblico. Nello spot dell’auto Chrysler Spark gli ingredienti di una buona pubblicità ci sono tutti.
Si è spesso detto che la pubblicità più che promuovere un prodotto, propone uno stile di vita. Mai quest’asserzione è stata più vera che per il recente spot dell’auto Chrysler Spark. Si vedono quattro giovanotti in un’auto che si spostano da un drive all’altro di una grande catena di fast food e si rivolgono agli stralunati addetti chiedendo: “Palloni fritti rabarbarati come se fosse shake e mastro appaninato”. leggi tutto »












